Improvvisando un punto di domanda

Domenica sera, dato che era la seconda domenica del mese, sono andata a vedere all'Ambasciata di Marte, la Longform di improvvisazione teatrale del Jam Teathre.
Un approccio completamente diverso all'improvvisazione, almeno rispetto agli Improvvisamente del Teatro D'Almaviva (la mia scuola!).
Bravissimi gli attori, con ottimi tempi teatrali, con registri multipli, non solo comici e non solo scadenti nella comicità spiccia del volgare, con un livello di ascolto molto alto, e con grande complicità nel gruppo.
E la bravura e la fantasia di far girare numerose storie diverse tutte su uno stesso tema di base.
Bravi, veramente.  Dopo aver visto loro, e dopo aver visto e partecipato agli spettacoli di improvvisazione della mia scuola, mi chiedo: Prima il teatro o prima l'improvvisazione? La mia scuola di teatro è strutturata in modo da partire con un primo anno di improvvisazione per poi arrivare al teatro d'autore; solo al terzo anno iniziano a venire fuori le pause, le fisicità, la dizione e la respirazione, mentre il primo anno è una grande esplosione (atomica direi!) di fantasia.
Comprendo come una base di improvvisazione fornisca un prezioso supporto e materiale su cui lavorare al di fuori del testo per un attore; tuttavia riconosco che affrontare l'improvvisazione con una base di recitazione dà un rendimento mille volte maggiore.
In fondo, sempre di teatro si tratta, esiste sempre un palcoscenico, un sipario e un pubblico, che non ama sicuramente vedere un gruppo di persone che portano avanti uno spettacolo di improvvisazione "improvvisando" qualcosa lì per lì, non so se mi spiego.
Forse dipende solo dalla finalità ultima del percorso.  

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