In risposta a Massimo Giannini "Due violenze sbagliate"

Vi giro quanto ho mandato al giornalista di Repubblica, Massimo Giannini, in merito all'articolo comparso oggi "Due violenze sbagliate": Egregio dott.
Giannini, più volte ho avuto modo di apprezzare il suo stile di scrittura e la brillantezza dei suoi articoli, per quanto velati da una sottile patina di buonismo.
Tuttavia, per quanto riguarda l'articolo citato in oggetto, mi trovo in disaccordo con la sua posizione.
Sebbene possa concordare con lei sull'inutilità delle forme più estreme di protesta e sia preoccupata quanto lei da questa rinascita neonazista, non posso fare a meno di sottolineare la gravissima situazione di totale abbandono e menefreghismo in cui il nostro triste Paese, in cui tutta l'Europa, versano ormai da 4 anni.
Non è più tempo di fare i buoni.
Non è più tempo delle manifestazioni pacifiche, perché come lei stesso avrà avuto modo di notare, non servono assolutamente a nulla.
Per anni ho sostenuto la causa di coloro che con le mani alzate e il cuore limpido, attraversavano le strade con gli striscioni e i cori, chiedendo, implorando, il cambiamento.
Nessuno ci ha mai ascoltato.
A nessuno interessano le voci dei migliaia di poveracci che, come me, come lei, stanno perdendo tutto.
A nessuno di coloro che tengono le fila di questa sgangerata Unione Europea, di questa Banca scialacquona, interessa che qui si crepi di fame, senza lavoro senza prospettive senza vivere.
E quindi mi domando: perché a noi dovrebbe importare di loro? Siamo alla disperazione.
Siamo alla fame.
E non per nostre colpe, per nostro sperperio di denaro, ma per colpa di chi continua a governarci, a imporci l'Austerity, ma per chi lo facciamo? Forse che a fine mese riusciamo a campare? Lo facciamo per saldare i nostri debiti, per vivere dentro un'Uninone che ci affama.
Quarant'anni di governi ladri ci hanno dato solo il debito pubblico più alto che mai stato abbia dovuto sopportare.
La corruzione dilaga.
I ricchi continuano ad essere ricchi.
I malfattori continuano a stare saldi al loro posto.
E' un modo giusto di vivere? E' equo? Io non lo penso, e non dovrebbe pensarlo nemmeno lei.
Potrei darle ragione quando dice: "Quello che non è affatto giusto, per ragioni uguali e contrarie, è che a questa violenza sciagurata della piazza si risponda con una violenza esagerata dello Stato.
Le forze dell'ordine, a loro volta esasperate perché vittime anch'esse dei tagli di bilancio, meritano rispetto.
Ai poliziotti feriti si deve solidarietà".
E' vero, i poliziotti fanno il loro lavoro e anche loro si trovano tra due fuochi: da una [...]

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