Innamorato della Foca

Passione  Amorosa --    ( storia prima) All’interno del porto c’erano diverse osterie, che costituivano un punto di ristoro prezioso per chi  aveva voglia o bisogno di bere e/o mangiare qualcosa.
Erano un punto di sosta che, sia nella stagione calda come in quella fredda, consentivano di trovare sollievo alla fatica del lavoro svolto, non bisogna dimenticarlo, all’aperto.
Tutti questi locali conosciuti come “Baracchette” erano identificati spesso con il nome del proprietario o proprietaria.
Una di queste era quella della “Foca” chiamata così proprio perché la padrona era conosciuta con quel nome.
Siccome era una signora piacente aveva scatenato in un portuale un pò lucco, che chiameremo”Abbelinato”, una passione amorosa, trattenuta e non resa manifesta a causa della timidezza del nostro uomo.Il quale si limitava ,da anni, a trascorrere tutti i suoi momenti di riposo seduto ad un tavolo in silente adorazione.
Naturalmente questo comportamento non era sfuggito ai suoi compagni di lavoro che non perdevano occasione per prenderlo per le natiche.
Tra questi ce ne era uno particolarmente “Tirabelino” che un giorno, entrando nella baracchetta per bere, vide seduto al solito posto, unico cliente presente, l’aspirante e sospirante “Romeo”.
A questo punto bisogna compiere una piccola digressione per illustrare come era composto il locale dove avveniva il fatto.
L’ingresso dava direttamente sulla sala dove i clienti prendevano le loro consumazioni.Sulla sinistra c’era un piccolo corridoio che portava,sulla destra, ad una piccola cucina e più avanti al gabinetto.
Avendo “Tirabelino” bisogno di spandere un po’ d’acqua si diresse verso il gabinetto,nel passare davanti alla cucina con la coda dell’occhio vide la padrona chinata davanti alla stufa intenta, con una paletta,a togliere la cenere.
Scattò a quel punto l’idea diabolica ,dopo aver fatto i suoi bisogni, visto che la Foca era sempre nella stessa posizione, con la patta dei pantaloni ancora sbottonata, rientrò nella saletta si avvicinò ad “Abbelinato”e gli disse “Và de là che a te speta, mi me mele sun za feta”.
Il nostro amico travolto da una tempesta ormonale vinse la timidezza ,ruppe gli indugi e si precipitò nella cucina trovando l’amata nell’invitante posizione.
Gli si buttò addosso, scatenando la reazione della Foca, ignara di tutto fu fulminea, gli virò una sventola con la paletta che oltre a metterlo K.O.
gli fece passare per sempre  i bollori amorosi.
E’ quasi superfluo dire che da quel giorno la [...]

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