Intercettazioni di Adinolfi: fa capolino il "caso Maiorano"

Nella vicenda delle intercettazioni di Adinolfi, l'episodio Maiorano può assumere valore determinante.
Al terremoto politico di può aggiungere quello giudiziario: Era Michele Adinolfi a condurre le indagini Una storia di "ordinaria porcheria".
La corsa al vertice della Guardia di Finanza, gli intrecci fra politica e "servitori dello stato" (tutto in minuscole per deliberata scelta), ricatti incrociati (per il bene collettivo, s'intende), Michele Adinolfi è stato pure Comandante della Guardia di Finanza di Catania.
Proprio nel periodo in cui l'incestuoso rapporto fra mafia e politica trova il suo culmine con il "Caso Catania" di cui parla il compianto Presidente del Tribunale dei Minori di Catania, Giambattista Scidà.
Un rapporto strano, fatto di villette costruite da imprese mafiose e "acquistate" da magistrati (Gennaro, dice Scidà) e politici (il cognato di Anna Finocchiaro, dice Scidà).
Fatto di mafiosi morti ammazzati 24 ore prima dell'appuntamento con i giudici per "cantare".
Rizzo, un pericolosissimo "colletto bianco", il trait d'union fra mafia, imprenditoria e politica, il depositario di tanti segreti stava per pentirsi.
Quella odierna, dicevo, è un'altra storia di "ordinaria porcheria".
Dalle intercettazioni di Adinolfi viene fuori una melma fatta ancora una volta di ricatti incrociati che investono anche il Presidente della Repubblica Napolitano.
De Gennaro e Letta ce l'hanno per le palle per via di suo figlio Giulio.
Effettivamente, la carriera a dir poco folgorante di Giulio Napolitano qualche sospetto lo ha sollevato già un po' di tempo fa.
ma Dio ne scampi a parlare di Re Giorgio e della Real Casa.
http://ilcappellopensatore.it/2015/07/intercettazioni-di-adinolfi-fa-capolino-il-caso-maiorano/   

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