Intercettazioni, nuovo stop alla legge Maggioranza pronta al dialogo

Attesa per il legittimo impedimento Alfano: "La sinistra non tiene in considerazione la privacy" ROMA - Doveva essere il fulcro d'esempio della fase post elezioni, la prima soddisfazione che il Cavaliere si voleva togliere subito dopo tante attese e rinvii.
Una prova di forza e un'approvazione lampo.
E invece ecco che sulla riforma delle intercettazioni, un testo che ormai attende il via libera dal 3 giugno 2008, c'è un nuovo colpo di freno.
Il dibattito doveva riprendere oggi nella commissione Giustizia del Senato, era previsto che si aprisse la discussione generale sui 361 emendamenti finora presentati (17 Pdl, 41 Udc, 115 Idv, 143 Pd), tra i quali cinque dei finiani Mario Baldassarre ed Enrico Musso, per chiuderla in fretta e andare in aula.
Ma ecco l'improvviso stop, "per cercare un dialogo con l'opposizione", del presidente della commissione, l'ex aennino e avvocato bolognese Filippo Berselli.
Che rinvia tutto di una settimana e annuncia un ufficio di presidenza per "aprire un tavolo di confronto".
Berselli sfida Pd e Udc: "Si comincerà a misurare la buona volontà dei rami più responsabili della minoranza".
Una sorta di sfida anche per il Guardasigilli Angelino Alfano che rilancia la necessità di modificare la seconda parte della Costituzione, ma considera "fondanti" i valori della prima, su cui provoca il Pd: "La sinistra non tiene in considerazione l'articolo 15 che tutela la riservatezza delle comunicazioni".
Quindi la privacy, danneggiata giusto dalla pubblicazione delle telefonate.
Le intercettazioni diventano il primo banco di prova di un possibile dialogo.
Con un segnale lanciato a Napolitano alla vigilia della decisione sul legittimo impedimento.
La maggioranza gli manda a dire: il Colle sappia che sugli ascolti, ddl segnalato dal Quirinale (a luglio 2009 dopo il voto di fiducia alla Camera) per le sue macroscopiche anomalie, il Pdl è pronto ad aprirsi per tentare una riforma condivisa.
Messaggio distensivo che può valere anche per il legittimo impedimento.
Qualora il presidente decidesse di non firmarlo rinviandolo alle Camere con la richiesta di qualche modifica, i berluscones sarebbero pronti a reagire all'insegna della collaborazione istituzionale come hanno fatto per la legge sul lavoro.
Farebbero in fretta i cambiamenti e rinvierebbero il testo al Colle.
Il temporaneo stand by per le intercettazioni, che comunque il presidente Berselli vuole condurre in porto non oltre il 22 aprile, può servire ad aprire un varco per il legittimo impedimento che, se bocciato, avrebbe bisogno di una finestra tra [...]

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