Intervista di Giorgio Calcagno a Danilo Dolci, La Stampa 1993

Intervista di Giorgio Calcagno a Danilo Dolci, La Stampa 1993  Sereno Dolci 28 novembre alle ore 18.58 Rispondi Incontro col leader degli Anni 50: DANILO DOLCI Socrate a Partinico Un nuovo libro, un nuovo interesse: la comunicazione, il dialogo totale.
DOLCI parla dall' altra parte del tavolo, il volto illuminato da tre candele.
La luce elettrica, nel suo Centro per uno sviluppo creati vo, insediato nell' antico palazzo Scalia, non c' e' .
Erano arrivate due bollette e c' erano i soldi per una sola, bisognava scegliere: o il telefono o la luce.
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Lo dice serenamente, quasi con allegria.
La fiamma delle tre candele, intorno, si riverbera sugli scaffali dove c' e' la pila delle tesi di laurea scritte sulla sua esperienza, lambisce la vetrinetta dove DOLCI custodisce, fra i ricordi piu' preziosi, una bottiglia di vetro violacea, deformata dalle radiazioni atomiche, da lui raccolta fra le rovine di Hiroshima.
Per anni il nome di DANILO DOLCI e' apparso quasi quotidianamente sui giornali, legato alle sue clamorose forme di protesta non violenta: i digiuni, gli scioperi alla rovescia, come quando nel 1956 mise insieme centinaia di disoccupati per riattivare una trazzera di Partinico divenuta intransitabile, e fu arrestato con quattro sindacalisti.
Non ricorda nemmeno lui quante volte ha digiunato, anche se ne porta le conseguenze nel fisico precocemente appesantito, nel respiro difficile ( , dice).
Non sa fare la contabilita' delle azioni giudiziarie contro lui e il suo movimento: .
E' stato in carcere due volte, ha diviso la cella dell' Ucciardone con gli ex della banda Giuliano.
Neppure il numero dei figli ricostruisce con precisione, perche' ha sempre aggiunto, ai suoi, quelli che gli arrivavano da fuori: .
Ma il numero di mafiosi che c' erano a Partinico, quando e' arrivato lui, nel 1955, lo ricorda con sicurezza.
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E come potevano, cosi' pochi, tenere in pugno una citta' di ventimila abitanti? .
DOLCI ricorda lo choc che ebbe pochi giorni dopo il suo arrivo: .
Contro quei trenta mafiosi l' uomo venuto da Nomadelfia ha provato a unire tutti gli altri.
La loro arma piu' dura e' stata la diga sullo Jato, che i signori dell' acqua non volevano, perche' avrebbero perso il loro potere, e per la quale il gruppo di DOLCI si e' battuto con le forme di protesta piu' fantasiose.
Spettacolari i digiuni di massa, seguiti da manifestazioni popolari, che hanno sbloccato la situazione, facendo arrivare i finanziamenti dalla Cassa del Mezzogiorno.
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DANILO DOLCI ha 68 anni, da piu' di quaranta e' in Sicilia, nel viso spogliato conserva solo [...]

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