Io e l'Inter

Fino a 6 anni ero tifoso della Juventus (me ne vergogno ancora adesso), mi piaceva Paolo Rossi… Era comprensibile, erano gli anni post mondiale ’82 e lui era l’eroe che ce li aveva fatti vincere.
Poi un giorno durante una ricreazione a scuola presi una decisione all’apparenza banale ma che avrebbe cambiato la mia vita (è sconvolgente da dire ma è stato proprio così): da milanese dovevo tifare per una squadra di Milano.
Inter o Milan? La mia famiglia era ed è quasi interamente milanista ma il mio amichetto del cuore era interista e così scelsi l’Inter (grazie Daniele!).
All’inizio andò bene; iniziai a seguire con passione il mondo del pallone nella stagione ’86-’87, quella del primo scudetto del Napoli di Maradona.
“Noi” navigavamo in zona Uefa e fu così anche l’anno seguente quando conobbi le prime sofferenze calcistiche: scudetto al Milan e sfottò dei cugini (tra i quali c’è anche mio cugino… anzi tutti i miei cugini ad eccetto di B.).
L’estate seguente le cose cambiarono, arrivarono tutti insieme Bianchi, Berti, Matthaeus, Brehme e Diaz: diventammo uno squadrone e vincemmo il campionato dei record.
Vittoria non goduta fino in fondo a causa della Coppa dei Campioni (a quel tempo si chiamava ancora così) vinta dagli odiati milanisti.
Sembrava l’inizio di un ciclo di vittorie ed invece sono stati quasi 20 anni di sofferenze… Abbiamo visto di tutto, un centinaio di giocatori, una decina di allenatori e tante sconfitte ma l’amore per i colori e per la squadra non è mai venuto meno anche quando eravamo la barzelletta d’Italia: spese faraoniche ma niente vittorie.
Come fare a spiegare a chi non è tifoso l’amore per una squadra di calcio? Per undici milionari che corrono dietro ad un pallone e che per la maggior parte amano la squadra meno di te? Non è facile… Non è facile spiegarlo a chi durante i Mondiali di 2 anni fa, vedendo noi tifosi veri, saltare e abbracciarci per la vittoria, esultava ma solo perché si sentiva in dovere di farlo e che pensava che la vita sarebbe continuata nello stesso modo, qualsiasi risultato si fosse verificato.
Il tifo sportivo è qualcosa che ti trascina, è molto irrazionale, passionale.
Credo che la felicità per la vittoria di una partita derivi dal senso di appartenenza.
Appartengo a quella squadra quindi, se vince, vinco anche io; e a tutti piace vincere.
Mi sento stupido mentre lo scrivo ma durante il mio calvario il tifo mi ha aiutato.
Era un’occasione per distrarsi e arrivo a dire che la vittoria di una partita (e anche di un [...]

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