Italia/UE

Riporto un articolo di Oscar Giannino, del 16 gennaio, ripreso dal suo magazine, Capo Horm, diretto assieme a Bruno Bardani.
Da venerdì assistiamo ad uno scontro, a muso duro, tra l'Italia e la Commissione europea, portata avanti dai due rispettivi rappresentanti, relativamente, Matteo Renzi e Jean-Claude Junker.
Renzi da alcune settimane sostiene che l'Italia si è ripresa, che è aumentato tutto, l'occupazione ed il benessere degli italiani, ma i fatti dicono il contrario.
Lascio la parola ad un giornalista attento e onesto, come Oscar Giannini, nell'interpretare la situazione.
di Oscar Giannino Ci si può sbizzarrire a iosa, sui retroscena dello scontro al calor bianco che da ieri è messo a verbale tra l'Italia e la Commissione europea.
Davvero senza precedenti.
Il segnale dalla stampa stamane, è che sia pur con toni diversi praticamente tutti i grandi giornali hanno dato ragione al premier.
Del resto, questa è l'aria che tira sempre più in Italia ( e non solo da noi): è un facile sport, dare la colpa ad altri dei propri guai.
Lo stesso Juncker ha detto di esitare a comprendere le ragioni profonde degli attacchi di Renzi, "forse perché da tempo ho lasciato il teatro della politica nazionale". Renzi ha risposto duramente.
Ma prima di lui aveva replicato il ministro Padoan, molto più morbido.
"Non avevamo alcuna intenzione di offendere", erano state le sue parole.
Un modo gentile che non esclude affatto che parole e toni usati da parte dell'Italia siano stati eccessivi.
Se andiamo ai fatti, prima di interpretarli, ci sono almeno 4 dossier rilevanti sui quali, da dicembre in poi, l'Italia ha oggettivamente "cambiato marcia" nei confronti dell'Europa: i conti pubblici, l'immigrazione, le banche, gli aiuti di Stato.
I toni non li ha cambiati solo Renzi, a essere precisi.
Anche la Banca d'Italia, fatto ancor più senza precedenti nella storia italiana, ha iniziato a usare toni durissimi contro Bruxelles.
Sui quattro temi, a mio giudizio l'Italia ha ragione solo su uno di essi: ma in quel caso la polemica dovrebbe essere contro il Consiglio Europeo, non contro la Commissione.
CONTI PUBBLICI. E' un dato di fatto che le interpretazioni più flessibili del fiscal compact, su come attenuare la riduzione del deficit e del debito pubblico, calcolando non solo gli effetti del ciclo ma anche clausole meno restrittive che "abbuonano" quote di deficit aggiuntivo valutando le riforme varate e maggiori cofinanziamenti agli investimenti europei da parte dei paesi non in equilibrio, siano state emanate dalla Commissione europea [...]

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