J. L. Borges: Tlön, Uqbar, Orbis Tertius (riflessioni su)

J.
L.
Borges: Tlön, Uqbar, Orbis Tertius (da “Il giardino dei pensieri che si biforcano”, 1941)   Introduzione   Il racconto apre la raccolta “Il giardino dei sentieri che si biforcano” (1941), prima parte della raccolta “Finzioni” (1944).
Esso venne pubblicato sulla rivista “Sur” e nell’ ”Antologia della Letteratura Fantastica”, nel 1940.
Si compone di tre parti; la terza (poscritto) reca la data fittizia del 1947: è, dunque, postdatata rispetto al tempo della sua effettiva composizione (1940).
Alla vigilia di Natale del 1938, Borges subì un incidente al quale conseguì una setticemia.
Per un mese rimase incosciente, in bilico tra la vita e la morte.
Perse anche l’uso della parola.
Da convalescente, temette per l’integrità delle sue facoltà mentali.
“Pensai che se adesso avessi  cercato di scrivere una recensione e non ne fossi stato capace, voleva dire che dal punto di vista intellettuale ero finito, ma che se cercavo di fare qualcosa in cui prima non mi ero mai seriamente impegnato e non ci riuscivo, non sarebbe stato un guaio così grave …” (Abbozzo di autobiografia, Einaudi, 2007, pagg.
163-164).
Decise, dunque, di comporre in un nuovo genere letterario.
Nel 1939 pubblicò “Pierre Menard, autore del «Chisciotte»” e nel 1940 “Tlön, Uqbar, Orbis Tertius”, inaugurando, con essi, una serie di racconti fantastici, esteticamente preziosi, ma complessi e sorprendentemente ricchi di significati celati sotto la finzione.
“Tu, che mi leggi, sei sicuro d’intendere la mia lingua?” (“La Biblioteca di Babele”, in “Finzioni” 1944).
Non sfuggiranno le rimembranze dantesche: “O voi ch'avete li 'ntelletti sani,/mirate la dottrina che s'asconde/sotto 'l velame de li versi strani.
(Inf.
IX, 61-63).
Nella prefazione alla prima edizione dell’ “Antologia della Letteratura fantastica” (1940), Bioy Casares, coautore ed amico di Borges, afferma: “Con L’accostamento ad Almotasim , con Pierre Menard, con Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, Borges ha creato un nuovo genere letterario, che partecipa del saggio e del racconto; sono esercizi di incessante intelligenza e di immaginazione felice, carenti di languidezze, di ogni elemento umano, patetico o sentimentale, e destinati a lettori intellettuali, studiosi di filosofia, quasi specialisti di letteratura”.
In una dichiarazione resa ad Antonio Carrizo (“Borges el memorioso”, México 1983, pag.
222), Borges sintetizza così il significato del racconto: “E’ forse il mio racconto più ambizioso.
….
E’ l’idea di un [...]

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