KATAKOMBENSCHULEN: lezione di una professoressa di 105 anni

Venerdì 7 ottobre la signora Flora Gaspari Farina, suocera di Giovanni De Maria, fratello di mia moglie, ha spento 105 candeline.
La signora Flora è lucida, presente e mostra una straordinaria energia.
Una vita già vissuta 105 anni e proiettata ancora verso un futuro è una favola e, come ogni favola, è bella da raccontare e ascoltare.
La particolare vita della signora Flora si intreccia, poi, con eventi storici straordinari e inquietanti, che proiettano luci sul tempo storico presente e sulle sue prospettive. Racconto quindi la favola e l’intreccio storico.
Insegnate e pittrice, non ha mai cessato la sua attività di pittura.
Prima di arrivare ai 100 anni, la signora Flora si dedicò allo studio dell’inglese “per tenere allenata la mente” e poter leggere Shakespeare in originale.
È nata otto giorni dopo lo scoppio della guerra di Libia.
Premier (come oggi si dice, non sapendo quel che si dice) era Giovanni Giolitti.
Ha attraversato la prima guerra mondiale (aveva sette anni quando terminò).
La sua famiglia era dalla parte dell’impero austroungarico e il padre combatté per quella parte.
E’ vissuta poi in Italia tra Cortina d’Ampezzo, Trento e Bolzano.
Ha attraversato il ventennio fascista, la seconda guerra mondiale (aveva 30 anni quando ebbe inizio per l’Italia), ha vissuto l’italianizzazione di Bolzano e gli anni del dopoguerra (dall’autonomia ai giorni nostri).
La signora Flora è stata una donna sui generis per l’epoca.
A 20 anni andò via dal Trentino per andare a studiare all’Università di Torino, una delle pochissime donne che frequentasse l’Università.
Si laureò nel ’35 in Lettere e andò a Bressanone a insegnare al ginnasio.
A Bressanone conobbe il futuro marito, un tenente di cavalleria di Avellino.
Ci vollero cinque anni di fidanzamento per far accettare ai suoi parenti, che conservavano sentimenti austroungarici, il fatto che sarebbe diventata la moglie di un soldato del Sud Italia.
Poi ci sono stati gli anni dell’italianizzazione dell’Alto Adige.
Flora si era trasferita a Bolzano e lì, a scuola, doveva insegnare agli altoatesini a “diventare” italiani.
Doveva valorizzare al meglio ogni materia che potesse accrescere il senso di appartenenza alla Patria degli studenti, come il latino, la storia, la letteratura. Il tedesco era bandito.Tutto, poi, si stravolse nel ’43, dopo l’8 settembre, con l’occupazione nazista.
Fu un periodo terribile per gli italiani.
Il marito fu licenziato e col suo aiuto scappò a Cortina dove si nascose fino alla fine della guerra [...]

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