KATANAUSIS 7-3-2

Vidi i suoi occhi un giorno.
Mi vorticò, la mente.
Vidi immagini del passato.
Un lontano passato scorreva sotto i miei occhi.
Io ero Arjuna il figlio di Uttara della dinastia di Lanka lo ksatrya maharaja di Candranytra il regno delle cinque città.
Piegai l’arroganza del gran sacerdote di Brahma con un’arroganza ancor più grande.
Lo feci fustigare in pubblico e poi gli tagliai la gola dicendogli di’ a Brahma che lassù è Lui il maharaja qua lo è Arjuna il figlio di Uttara! Non gradì il messaggio il dio.
La mia fine scrisse nel grande libro.
Avevo sposato quaranta principesse che mi dettero duecento  tra figli e figlie.
Tutti, qui, sono figli di re! dicevano a Candranytra.
La più bella era Uma* la principessa Maurya.
Spesso mi dilettava col suo canto.
Non ero un grande re - neppure un re malvagio - ma quando era vicino a me mi sentivo più grande di Sicander! Mi dette dodici tra figlie e figli tutti bellissimi e stupendi.
Tre dei cinque figli maschi nacquero a Lanka.
Ero veramente felice.
Fu allora che Brahma compì la Sua vendetta.
Ora dopo duemilatrecento anni posso con tranquillità affermare: l’amore resta il potere è passeggero.
Una sola cosa chiedo: sentire la  melodiosa voce ancora pronunciare per poche ultime volte Arjuna… Arjuna… Arjuna Vidi i suoi occhi un giorno … … … mi vorticò, la mente.
  *ricordi, Uma, quando ti portai in dono quel cucciolo di tigre? Era nato da pochi giorni.
Tu lo svezzasti e lui ti seguiva sempre ovunque tu andassi…anche quando…     *     *    *       più bella della bellezza stessa scura nella scura notte un bianco sacchetto tenevi in mano insieme ai tuoi diciotto-vent’anni.
non ricordo cosa chiedevi.
non ricordo cosa risposi.
ricordo quando nei tuoi scuri occhi s’accesero due splendenti stelle e  sulle tue labbra si distese il sorriso.
avrei voluto offrirti qualcosa in un bar… ma era tutto chiuso a quell’ora… non potei offrirti che la mia mente ed il mio cuore soltanto.
[SATYA] ast.
2002.eko azaroak 25   *    *      *   Jambu Dvipa, nel sud duemilatrecento anni fa.
Alla solitaria perla - Candranytra fratelli e sorelle volli donare così la mia corona render soave.
Ostacoli incontrò il sogno.
Non quaranta città e cinque principesse bensì quaranta principesse e cinque città il fato mi concesse - più luccicanti di mille perle e belle.
Principesse, dedite a feste ed a belle vesti, in capi di stato trasformai con mia cura incessante e ferma.
Un ashram costruii per sette saggi - ad insegnare.
A otto a otto le principesse le [...]

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