KING KONG

Il sole sta calando su di me.
Lo vedo lontano che come ogni sera, si nasconde dietro alle montagne.
Ma queste non sono montagne fatte da madre Terra.
Sono montagne nere, dritte, fatte da quegli esseri che continuano a cacciarmi, a vedere in me un mostro, qualcosa da catturare o da uccidere.
Ma che colpe ho io? Mi hanno portato loro qui, mi hanno rinchiuso, affamato, picchiato e adesso mi stanno cacciando.
Da qui forse riuscirò a rivedere la mia terra, la libertà che mi hanno rubato.
La mia zampa stringe il freddo metallo perché il vento si sta facendo sempre più forte.
Devo resistere per non perdere tutto e per non perdere….
lei.
La sto tenendo nell’altra zampa.
Prima aveva paura di me, urlava, voleva che la mettessi a terra, ma le ho fatto capire che non doveva temermi, che non le avrei fatto alcun male.
Adesso mi guarda, ma non capisco cosa stia provando per me.
Per me lei è bellissima, un fiore nella foresta, una goccia di rugiada sulle foglie, l’odore del mare, il sole che mi scalda il mattino.
Ma non so come dirglielo.
Qualsiasi suono emetta la spaventa e non voglio ferirla.
E allora la guardo e penso a come sarebbe bellissimo essere un suo simile, che le può parlare, farla sorridere, toccarla, sentire il suo odore senza spaventarla.
Qualcosa mi ha ferito.
Guardo il mio braccio e non vedo nulla, sento solo la puntura di una zanzara.
Un forte rumore si avvicina a me e si allontana, ma non lo vedo, perché sono accecato dal sole.
Lei urla, dice di nascondermi, ma non capisco cosa stia succedendo.
E poi lo vedo.
E come una grossa zanzara che gira intorno a me.
Volteggia nel suo rumore e poi ripunta verso di me.
Ma qualcosa sulla sua schiena si muove e allora guardo meglio.
Uno di quegli esseri che mi cacciano cavalca la grossa zanzara.
E’ strano.
Ha i peli sul capo color del fuoco e porta davanti agli occhi degli strani oggetti e mi mostra i denti.
Mi sta forse deridendo? E allora ruggisco verso di lui, ma non serve a nulla.
Altre punture mi colpiscono e altre ancora le seguono.
Sento che le forze mi stanno mancando.
Non posso trascinarla con me e allora la poso su quel gigantesco albero e la guardo un ultima volta.
E forse amore quello che leggo nei suoi occhi? No, non può essere, non potrà mai esistere un qualcosa del genere tra noi.
Troppe cose ce lo impediscono.
E mi sento cadere.
La mie zampe non mi reggono più La guardo che si allontana e penso che in qualche altro posto saremmo stati più felici insieme.

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