KKROK - Dispensatori di pace

Tanti ne ho incontrati nella vita di dispensatori di pace.
In fondo “dispensare pace” non costa alcuna fatica, basta mettersi lì con il proprio abitino sobrio, appiccicarsi un sorriso di circostanza e dar fondo ad un intero vocabolario di false ovvietà… ma con garbo.
Così ho visto “madame”, il cui solo guardaroba di scarpe sarebbe stato sufficiente a sfamare un intero villaggio del Sahel per almeno sei mesi, mettere da parte per un giorno i gioielli, lasciare nell’armadio la pelliccia, e venire a servire il pranzo di natale ai senzatetto… non la cena eh, solo il pranzo, che per la cena, a natale, si ha un altro impegno.
I dispensatori di pace cercano visibilità.
E quale miglior visibilità se non una vera o millantata propensione a sensibilizzare attraverso la diffusione della cultura? Ottima cosa.
Ottima cosa… se la volontà di diffusione della cultura fosse mirata, ad esempio, ad impegnarsi per favorire la scolarizzazione delle bambine nel Sahel di cui sopra, cosa che, ad oggi, ancora non è del tutto scontata.
Ma non è questa la “cultura” che conta per i dispensatori di pace, ciò che conta è alimentare ancora ed ancora il proprio ego con la diffusione di storie o poesie o buoni sentimenti tanto sterili quanto penosi.
Tutti artisti! Tutti uomini di cultura! Tutte signore “di classe”! Così in un battito di ciglia si passa dall’ode ai valori di amore e solidarietà di Sepulveda all’accorata preghiera affinché ‘gente incivile che neppure conosce la nostra lingua non possa mai posare i piedi sotto l’amato tricolore’.
Eccoli i dispensatori di pace, un piede di qua ed uno di là, una vita di utili compromessi.
I più vecchi fortunelli ed i più giovani bè… forse i più giovani dovrebbero iniziare una riflessione sul futuro.
Ed a questo proposito mi viene alla mente la canzone di Checco Zalone… dispensatore di tanta “allegria”… “Dei quarantenni pensionati che danzavano sui prati dopo dieci anni volati all’aeronautica… …ed i debiti “pubici” s’ammucchiavano come i conigli tanto poi eran c*zzi dei nostri figli” KKROK  

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