Kakà e il suo Brasile

Quando ricomincia la Champions League, il primo pensiero di ogni tifoso che si rispetti è classico: quanti e quali gol realizzerà Kakà? Non c'è bandiera diversa che conti.
Il brasiliano piace ad ogni appassionato di calcio.
Un Kakà che mette l'accento sui tanti connazionali che prenderanno parte alla kermesse europea focalizzando un problema locale.
"Tanti miei connazionali giocano la Champions? - ha detto - Per il calcio brasiliano è brutto, però è vero che per tanti l'Europa è una grande opportunità e capisco che vogliano provare a coglierla.
Nel nostro Paese c'è troppa violenza, troppa incertezza, per questo si emigra.
Ma non credo che questo impoverirà la nostra cultura sportiva.
Se tutti se ne vanno è un problema per il calcio brasiliano, questo sì.
E saremo sempre meno vicini ai nostri tifosi.
Un brasiliano è sempre un brasiliano e in squadre buone ma non eccellenti può dare il tocco in più.
Tecnicamente siamo diversi, lo saremo sempre anche se ci stiamo europeizzando.
E mi pare che i calciatori brasiliani abbiano acquistato credibilità: una volta venivano in Europa a prendere i soldi che servivano e tornavano via, adesso si fermano a lungo.
Da cinque- sei anni a questa parte la tendenza è cambiata: è un fatto positivo per la nostra immagine.
Ricomincio da campione d'Europa e con il titolo di miglior giocatore addosso.
il Milan ha tanti campioni, vincere ancora è una sfida difficile, ma possiamo riuscirci.
Per me sarebbe il massimo farlo ancora da capocannoniere".

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