King Kong (1933)

Nella mia personale retrospettiva cinematografica dedicata al personaggio di King Kong sono partito dall'ultima versione del 2005, sono passato a quella del 1977 e finalmente sono approdato allo storico originale del 1933 (per ora ho tralasciato i film in cui King Kong non è protagonista assoluto e/o quelli giapponesi).
È risaputo che la storia di King Kong nasce per il cinema.
O meglio: nasce per valorizzare al massimo una tecnologia di effetti speciali per il cinema messa a punto a partire dal 1925 da Merian C.
Cooper e Ernest B.
Schoedsack.
L'utilizzo della stop motion combinata a una tecnica di sovrapposizione di piani artigianale ma efficace (grazie anche al bianco e nero e a riprese non certo definite) consentiva di creare mondi e personaggi fantastici che avrebbero potuto anche interagire coi personaggi reali.La storia di King Kong venne quindi commissionata con lo scopo precipuo di valorizzare il più possibile queste nuove potenzialità.
Fu dunque capovolto lo schema ideale dell'opera d'arte: non più la tecnica al servizio della comunicazione, bensì la comunicazione al servizio della tecnica.
Tornando all'ambito cinematografico, di solito questa inversione non porta a buoni risultati.
Le storie create al solo scopo di utilizzare al meglio una nuova tecnologia spesso sono insipide e raffazzonate.
E di primo acchito anche King Kong può risultare un soggetto di non grande spessore o interesse: l'ennesima variazione sul vecchio tema della "Bella e la bestia", con probabili esiti di comicità involontaria.
E invece.
E invece Edgar Wallace, lo scrittore incaricato dalla casa produttrice RKO, non scrisse solo una storia d'azione "raccapricciante", ma anche un soggetto di "possente violenza onirica e non privo di una soffusa poeticità".
Come ho già detto nelle altre recensioni: King Kong è anche una intelligente riflessione sul cinema-creatore-di-mostri che non sempre rimangono imprigionati dietro lo schermo, ma possono anche entrare nel nostro mondo.
Il cinema non solo influenza il nostro immaginario, ma modifica, più o meno inconsciamente, i nostri comportamenti, i nostri gesti quotidiani, i nostri valori.
Il cinema è un mezzo potente che non solo ritrae la società, ma può plasmarla.
E così, talvolta, il cinema fantastico e i suoi mostri sono diventati parte integrante del nostro mondo.
Questa idea è ancora più significativa se si pensa che il romanzo è del 1933, cioè con l'arte cinematografica appena nata, o quasi.In particolare, non si fa fatica a immaginare perché questo film abbia destato tanto [...]

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