L'ADDIO A FREDDIE HUBBARD

fonte: Di Paolo http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inbreve/visualizza_new.html_848140343.htmlBiamonte ROMA  - Freddie Hubbard e' stato uno dei più grandi trombettisti della stagione che va dall'hard bop al free jazz fino alle prime forme di contaminazione vicine alla fusion.
Un solista dalla tecnica straordinaria, il più degno erede di Clifford Brown, che si è lasciato alle spalle una carriera in cui ha suonato con buona parte dei giganti della musica afro americana moderna, da John Coltrane a Eric Dolphy, da Art Blakey a Sonny Rollins, da Ornette Coleman a Dexter Gordon, Herbie Hancock, Quincy Jones, per fare qualche nome e ha partecipato alla registrazione di dischi decisivi, Free Jazz di Ornette Coleman, Africa Brass di Coltrane, Maiden Voyage di Herbie Hancock.
Una star, un musicista dotato della personalità adatta ad attraversare da protagonista una stagione tumultuosa, in cui il jazz ha fatto da colonna sonora ideale alla lotta per i diritti dei nero americani, col fisico atletico "del ruolo " e quel gusto per la showmanship che tanto faceva arrabbiare Miles Davis che non l'ha mai amato e che mal tollerava il suo successo.
Eppure gli ultimi anni di Hubbard sono trascorsi lontani dalla ribalta, in un triste declino autodistruttivo che lo accomuna a tante stelle cadute della musica nera.
Hubbard irruppe sulla scena con forza dirompente negli anni '60, poco piu' che ventenne, quando dalla sua Indianapolis si trasferì a New York.
Già nel 1961 John Coltrane lo chiama nella band che ha inciso Ole: quando registrerà Africa Brass, il primo album da star con la Impulse,'Trané lo rivorrà accanto a lui.
Sempre nel 1961, con il suo amico Wayne Shorter, è entrato a far parte di una delle più spettacolari edizioni dei Jazz Messengers di Art Blakey, sostituendo un grande come Lee Morgan.
Per tutti gli anni '60 ha lasciato una traccia profonda nel catalogo della Blue Note, partecipando a dischi su cui si sono formate intere generazioni di jazzmen, primi tra tutti il gia' citato Maiden Voyage di Herbie Hancock, Speak No Evil di Wayne Shorter o The blues and the abstract truth di Oliver Nelson.
Nonostante le sue solide radici nella tradizione, Hubbard ha contribuito da protagonista anche alla nascita del Free Jazz, suonando nel disco manifesto di Ornette Coleman, in Out to lunch di Eric Dolphy e in Ascension, prova del John Coltrane più mistico.
Negli anni '70 e' di nuovo sull'onda di un cambiamento, questa volta pero in senso commerciale : Creed Taylor, il produttore che ha avuto un ruolo decisivo [...]

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