L'ALIBI DEL GIORNO DOPO

Un alibi trapela, dentro la mia città, ove mura spesse, hanno recintato i sentimenti, le voci, le spie, tutti quei sensori marginali.
Un portento soggiace indirettamente, scollegando fili, tributando menzioni, amori, solidali caratteri senza più voce.
Un istinto sovrasta l'altro, armando l'anima di lucide cinta, annientando ai posteri, questa base dove sopravvivo.
Cemento, pilastri, camere troppo piccole, per non avvertire il marcio sociale ..
Rinchiuso nel mio edificio, osservo il mero cambiamento, cataclisma generico, la neglicente stesura di altre immagini, accavallando fantasmi e volti reali, finzione e società reietta.
Un alibi respira, agevolando il mio percorso dentro il Mai, in uno stato incosciente di abitudini, mentre altrove, nuove sentinelle, potranno mostrare ali nere, per  caratterizzare i corvi alle pareti, sostegni dimensionali giammai raggiungibili.
Un alibi richiede sostegno, deglutimento appetibile, negoziando su terra aspra di fetore impulsivo.

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