L'ATTESA

Mer 26 Mag, 2004La situazione è questa.
Stamattina la giornata è iniziata presto,molto presto.
Sono andato a prendere un mio amico alla stazione alle 7.30.
Poi abbiamo fatto colazione insieme e poi me ne sono venuto in ufficio come ogni mattina.
Riunione alle 9 con lo sceriffo per discutere di alcune cose e del mio futuro lavorativo.
Mi ha messo in stand by.
In parallelo, non riesco a trovare qualche capo intermedio che mi firmi il permesso per i giorni di ferie che mi servono.
A detta della segretaria, l'ultimo weekend lungo che ho fatto, il sommo capo magnifico illustre direttore generale ha commentato che me ne prendo un po' troppe di ferie.
E non vorrei ricorrere a lui, ma non so cosa fare.
Sia ben chiaro,in alcun modo questa mia assenza puo' pregiudicare l'andamento del lavoro, perchè in realtà non ho niente da fare, anzi uffcialmente lo sceriffo mi ha messo in stand by.
Quindi è addirittura un bene prendersi le ferie in un periodo come questo,in previsione di periodi piu' intensi.
Eppure, la cosa richiede evidentemente concentrazione e fatica, e inevitabilmente l'ultima parola del sommo, che deve farti in ogni caso sentire in colpa.
Non è che la cosa mi faccia sentire in colpa, anzi sapete bene che la mia filosofia mi impone distacco e superiorità, ma mi interrogo sul perchè ogni cosa che io faccia debba sembrare sempre una conquista ardua? Ah, che palpitazione e sarà cosi fino alle 6, me lo sento.
A volte vorrei essere come Maya di Spazio 1999, ve la ricordate? Lei fissava con i suoi occhioni e si trasformava in quello che desiderava.
Io mi trasformerei in qualsiasi cosa pur di fuggire da qui.
Lo so, sto sognando ad occhi aperti, è che i neurotrasmettitori stamattina sono inceppati e io mi sto incriccando.
Conseguenze del sistema aziendale italiano sul sistema neurovegetativo umano.
Comunque in questo esatto momento il foglio del permesso giace sulla scrivania del sommo e io sono in attesa di un probabile cazziatone da un momento all'altro e soprattutto della firma per la mia liberazione.
E' l'attesa quella che ti snerva.
Uno stillicidio in cui mi immagino incatenato come Kunta Kinte e percorro tutto il percorso di emancipazione della minoranza afroamericana, passando per Via col Vento e le audaci e fresche affermazioni di Rossella O'Hara, nel momento in cui alla fine della guerra lei giurava con un pugno di terra in mano che non avrebbe mai piu' patito la fame.
E io, impiegato, con la penna in mano, giuro che mai piu' saro' ridotto a chiedere un permesso per la mia libertà.
Ma sapete cosa faccio, vi [...]

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