L'AVVOCATO - 2

  Quello che mi aveva inflitto Don Giuseppe fu un castigo più crudele di quanto il prete credesse.
Per anni e anni non avrei più toccato una tastiera.
In tutto il paese non esisteva né un pianoforte né una pianola, sogno allora proibito per me.
E mi dovetti rassegnare ad accantonare la musica, fino a dimenticarla, per nulla confortato dalla spiegazione esistenzialista che la vita fosse una morte continua nel successivo rinunciare alle infinite possibilità che ti offre ogni momento, costringendoti a concretarne una sola.
  Annibale fu l’unico tra gli zii a interessarsi del mio reinserimento, forse perché era l’unico a non avere grossi problemi.
A Genova mi aveva indirizzato da una impagabile signora Gianna Terzaghi, che mi avrebbe comunicato gli esiti dei miei esami di maturità; ero passato a trovarla a Sturla con la valigia in mano il giorno della partenza.
Così ora si offrì di accompagnarmi a Roma dall’amico Bernasconi, che nella pasticceria al Largo di Torre Argentina ancora rimpiangeva il suo Gino.
Pregai quel bifolco.
Gli dissi che ero disposto a fare anche il commesso o il magazziniere.
Mi rispose che sbagliavo, che dovevo guardare in alto, perché quelli non erano lavori per me; mi illustrò l’esempio di Napoleone, che non era nessuno, come lui, ma aveva la giusta ambizione…   “Ed ecco l’impero.
Che sia un impero di nazioni o un impero di pastarelle come il mio, non importa.
Ma un vero uomo…” Eccetera, eccetera.
Così il lavoro non me lo diede, quello stronzo di Napoleone palombarese.
  Mi sentivo un corridore che si era messo in corsa con mezz’ora di ritardo.
  Trani 4/XII/59 Caro Fabio, non parlarmi di vendetta – non sono di quelli capaci di vendicarsi e, ingenerale, di difendersi… Tra un concorso e l’altro sto leggiucchiando un po’ di “diritto privato” (che barba!) e passeggio in lungo e largo la città.
Come è pesante questa noia! ….Questa pianura è un incubo… Non vedo l’ora di andar via da questo luogo maledetto; ho bisogno di camminare in salita, per sentieri impossibili nel verde dei monti, dove nessuno mi conosca e venga a scocciarmi con la sua falsa compagnia.
Sì, qui tutto è falso… Puoi divertirti! Sì.
Ma tutto si risolve in tormento, perché coscienti che prima o poi tu o lei correrete dietro altre avventure… Allora non resta che vivere soli, appartati, estranei a tutto… Basta.
Sono terribilmente roso dalla rabbia.
Scrivimi presto.
Vittorio. 

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