L'EDUCAZIONE PUO' FERMARE I TALEBANI IN PAKISTAN

Il neo "consigliere speciale" per le Minoranze religiose definisce "povertà educativa e diritto allo studio negato" problematiche "importanti".
Fratello del ministro cattolico ucciso, chiede "stabilità politica, sicurezza economica e pace" per il progresso del Paese.
Le scuole che promuovono modelli "deviati" e "violenze" sono "in malafede "La povertà educativa e il diritto allo studio negato sono due dei problemi più importanti" che il Pakistan odierno deve affrontare.
È quanto afferma Paul Bhatti, fratello di Shahbaz, ministro per le Minoranze religiose assassinato il 2 marzo scorso a Islamabad.
Shahbaz Bhatti è morto per mano di un commando estremista, che lo ha ucciso per la sua lotta contro la legge sulla blasfemia e il sostegno ad Asia Bibi, cristiana condannata a morte in base alla "legge nera" e in attesa dell’appello.
Di recente il presidente pakistano Asif Ali Zardari ha nominato Paul Bhatti – attuale presidente di All Pakistan Minorities Alliance (Apma) – "consigliere speciale" del Primo ministro per le minoranze religiose, invitandolo a continuare l’opera del fratello scomparso.
Analizzando il quadro del Paese, Bhatti sottolinea che "stabilità politica, sicurezza economica e pace" sono condizioni essenziali per migliorare, raggiunti i quali sarà possibile risolvere "anche gli altri aspetti, fra i quali l’istruzione".
Egli denuncia anche la presenza di una fazione – mafia o poteri forti – che "impedisce alla nazione di crescere e di raggiungere gli obiettivi di stabilità e miglioramento dell’educazione".
Ecco, di seguito, l’intervista rilasciata da Paul Bhatti ad AsiaNews: Ali Jinnah ha sancito pari diritti, libertà religiosa e istruzione gratuita.
Perché le direttive del fondatore del Pakistan sono ancora oggi inapplicate? È una domanda che tutti si pongono.
A dir la verità il Pakistan fino ad alcuni anni fa non era così.
Anche in passato, nei decenni scorsi, esisteva una certa discriminazione ma non era così marcata.
Una recrudescenza si è registrata dopo l’invasione sovietica in Afghanistan, quando si sono formati molti partiti religiosi, sono aumentati i mujaheddin, e via dicendo.
A seguire, sono nate le fazioni talebani, sono avvenuti gli scontri con gli Stati Uniti e l’Occidente e, di conseguenza, si è generato un odio contro l’Occidente che ha coinvolto i cristiani stessi.
In un modo o nell’altro, i cristiani del Pakistan vengono identificati con gli occidentali e questo processo genera nuovo odio verso la comunità religiosa.
Infine, gruppi consistenti che [...]

Leggi tutto l'articolo