L'ESPRESSO: ALBERGATORE PENTITO ACCUSA VICE MINISTRO COSENTINO

CASERTA - Su "L'Espresso" in edicola venerdi' due articoli riportano l'attenzione sui risvolti per la salute pubblica e per la legalita' dell'emergenza rifiuti in Campania.
Nel primo, una ricostruzione del business del trasporto e dello smaltimento illegale di rifiuti tossici dal Nord Italia in Campania attraverso i verbali del primo imprenditore del settore divenuto collaboratore di giustizia dopo l'arresto, Gaetano Vassallo.
Le sue rivelazioni, tra l'altro, hanno aperto la strada alle inchieste sulla gestione della camorra dei Casalesi del settore rifiuti; una di queste coinvolgeva Michele Orsi, ucciso davanti a un bar nei pressi della sua abitazione a Casal di Principe questa primavera.
Vassallo ai magistrati ha fatto anche il nome del sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino.
L'escamotage della creazione di allevamenti di bufale come copertura alle discariche illegali di rifiuti tossici e' invece oggetto della seconda inchiesta, basata sui verbali di Domenico Bidognetti, pentito eccellente del clan di 'Sandokan' cui, sempre questa primavera, i Casalesi hanno ucciso il padre Umberto.
Bidognetti ai magistrati partenopei della Direzione distrettuale antimafia ha raccontato come le bufale allevate sulle terre inquinate dai rifiuti tossici venissero infettate con il virus della brucellosi in modo da ottenere i risarcimenti regionali e nazionali per l'abbattimento dei capi.
Un'altro affare gestito dal potente clan casertano.
(11 settembre 2008-15:45) Da L'Espresso on line: bufale e camorra un ciclo dell'orrore, un capolavoro criminale dai risultati micidiali.
I camorristi seppelliscono i rifiuti tossici nel terreno.
Poi ci costruiscono un allevamento di bufale: animali che pascolano sopra montagne di veleni, brucando erba che ha le radici nei fanghi chimici.
Alla luce degli atti dell'ultima inchiesta, l'emergenza diossina in Campania non sorprende.
Il vero mistero è come mai non sia stata scoperta prima.
Una spiegazione la fornisce Domenico Bidognetti, cugino del superboss Francesco: i controllori sono nelle mani dei casalesi e li preavvisano delle ispezioni.
"I pubblici veterinari che intervenivano avevano con noi del clan degli ottimi rapporti", racconta elencando nomi e bustarelle.
E anche i funzionari non collusi sanno chi è il vero padrone degli allevamenti: per paura dei padrini, evitano di denunciare i pericoli sanitari e gli illeciti più evidenti.
Omertà e collusione, gli ingredienti chiave del potere mafioso.
Bidognetti, oggi 42 anni e una condanna all'ergastolo, da dieci mesi sta collaborando con i [...]

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