L'Europa dei balli

La cosa veramente bella di questi balli folk è che sono un fenomeno allo stesso tempo locale ed europeo.
Ci fa pensare a quell’Europa delle regioni di cui si parlò per qualche tempo e che ora sembra così superata dallo scetticismo generale.
O forse no, visto che mentre la nazione Gran Bretagna esce, la regione Scozia vorrebbe restare.
E a volte ci si chiede che senso abbiano queste spinte centrifughe, prevalentemente propugnate dai vecchi, quando per i giovani è così scontato sentire qualsiasi paese europeo come casa propria, persino per un ballo.
Il fenomeno ha preso piede nelle città ed è andato a sostituire completamente il ballo liscio su base generazionale.
Quest’ultimo ha avuto una sua stagione, iniziata fra ‘800 e ‘900 e durata fino agli anni ’60.
Lo spazio di un paio di generazioni al massimo: ormai quasi nessuno sotto i 70 anni lo pratica.
Culturalmente non è mai stato appealing, non ha niente di tradizionale, non è una musica di qualità, persino come ballo è piuttosto banale.
Resiste il tango, nella coreografica versione argentina, molto più ricco di suggestioni e musicalmente ben frequentato.
Resiste per il momento il ballo latino-americano, forse anch’esso destinato a segnare una moda passeggera.
Non so se sarà una moda effimera anche il ballo folk, che ha tuttavia una solida e antica tradizione che sicuramente almeno qualcuno si premurerà di conservare, come è stato nei secoli passati.
Certo che ora si balla nelle valli del cuneese come a Torino, Milano, Bologna, Napoli e Palermo.
E così si balla anche a Lubiana (da lì viene il secondo video del mio post precedente), a Barcellona e a Tel Aviv.
Si balla in modo organizzato in feste e concerti, ma si balla anche in modo improvvisato e spontaneo, semplicemente ritrovandosi fra amici in una piazza o sotto un portico.
C’è una bella atmosfera, fatta di condivisione, di tolleranza verso chi è alle prime armi, di facile interazione fra sconosciuti.
  (continua)

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