L'IGNORANZA E LE CERTEZZE POLITICHE

L'IGNORANZA E LE CERTEZZE POLITICHE «In tempi di ignoranza i dubbi non esistono, anche quando si compiono i mali maggiori; in tempi illuminati si trema anche quando si fa il maggior bene».
Così  Charles De Secondat Barone di Montesquieu nella sua prefazione al libro "Esprit des Lois" pubblicato nel 1748 a Ginevra, e non in Francia, sua Nazione, per eludere il vaglio della censura che l'avrebbe messo al bando come "libro proibito" (così, peraltro, risultava catalogato nella biblioteca privata di Giacomo Leopardi nella casa natale a Recanati).
A distanza di circa tre secoli, ormai, quella sintesi di saggezza può essere ancora utile per comprendere lo "stato di ignoranza" del nostro Paese, ma anche del livello culturale europeo e globale.
L'indagine può essere svolta sia in ambito locale, che nazionale, e può avere come oggetto sia il popolo che i suoi rappresentanti politici.
Trascuriamo in questa sede, e per ora, il primo, e soffermiamo, invece, l'attenzione sui secondi.
Un riferimento utile per l'indagine può essere certamente "la riforma costituzionale" che si sta approvando in parlamento e che prevede, tra l'altro, la modifica della composizione e dell'elezione del Senato.
Non vi è dubbio che rispetto a tale riforma, voluta e pretesa dal Governo, si siano aggregate due forze politiche tra di loro in contrapposizione: una maggioranza spuria, col concorso di gruppi parlamentari interessati a far pesare i propri voti, e una minoranza, di cui è parte anche un gruppo di "dissidenti" del partito di maggioranza.
Sia la prima (la maggioranza spuria) sia la seconda (la minoranza) dimostrano di avere delle certezze incrollabili su ciò che è giusto fare e ciò che, invece, è sbagliato.
Personalmente sono convinto che i promotori governativi del disegno di legge di riforma siano privi, o carenti, delle necessarie basi storico-politiche per affrontare con consapevolezza la riforma costituzionale, così come sembrano poco attenti alla rilevanza di tali basi le forze minoritarie.
Non entro, però, nel merito, lasciando alla coscienza di ciascuno la libertà di giudizio, e anche perchè credo che sia oltremodo efficace il punto di vista del suddetto "Barone de Montesquieu" espresso nello stesso testo, già sopra citato: «solo coloro i quali, per un felice dono di natura, possono con un colpo di genio penetrare la costituzione intera di uno Stato, hanno la facoltà di proporre dei mutamenti».

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