L'ITALIA DI DESTRA RICORDA PALACH

 Jan Palach...
PRESENTE   Quest’anno Jan Palach avrebbe compiuto 61 anni.
Si diede fuoco il 16 gennaio del 1969 a Praga nella centralissima piazza Venceslao.
Morì tre giorni dopo il 19 gennaio dopo atroci sofferenze.
Sacrificò la sua giovane vita per protestare contro la brutalità perpetrata dalle truppe del patto di Varsavia che nell’agosto del 1968 avevano messo fine alla breve Primavera di Praga.
Faceva parte dell’Unione degli Studenti e si era battuto perché venisse tolta la censura sulla stampa ripristinata dopo l’invasione sovietica.
Recentemente uno storico praghese mettendo ordine nel carteggio del giovane, ha trovato una lettera in cui Palach scriveva che lui e altri suoi colleghi di facoltà avrebbero voluto occupare la Radio cecoslovacca e da lì lanciare un appello alla nazione per uno sciopero generale contro l’invasione sovietica.
Lo studente praghese portò alle estreme conseguenze il desiderio di difendere la verità rifiutando menzogne e compromessi.
Con il suo gesto volle proclamare come scrive Ripellino che “i valori umani non possono essere manipolati ad arbitrio col sopruso e che l’uomo non può accettare la menzogna”.Prima di morire Palach invitò i giovani a non seguire il suo esempio.
Altri cinque giovani lo seguirono sulla strada del sacrificio della vita, nel mutarsi in torcia umana per gridare forte il proprio no alle imposizioni e alla libertà calpestata.
Non dimentichiamo i loro nomi: Josef Hlavatý, Miroslav Malinka, Blanka Nacházelová, Evžen Plocek a Jan Zajíc.
Kazimierz Wierzynsky, un grande poeta polacco dissidente spentosi in esilio a Londra, prima di morire volle cantare Jan Palach: “Città d’oro, /non accompagnare il giovane/ nella terra marcita,/ al cimitero: /rendilo a noi,/ ai vampireschi cimiteri della nostra esistenza” Quarant’anni dopo a Praga c’è la libertà.
I praghesi e i turisti mettono fiori nella stele che in piazza Venceslao ricorda Palach.
Ma allo studente del '68 sarebbe piaciuta questa città com’è oggi?

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