L'Italia tra il 1550 e il 1750: aspetti della crisi

La Spagna, avendo bisogno di continui finanziamenti per gestire le guerre che conduceva in Europa, impose all'Italia tasse assai elevate che contribuirono a peggiorare la crisi del nostro paese.
Nel Regno di Napoli l'amministrazione era inefficiente e corrotta e l'economia era basata sul latifondo che produceva pochissima ricchezza.
La sicurezza pubblica non era garantita e era molto diffuso il brigantaggio.
Questo disagio sfociò in una rivoluzione antispagnola guidata dal pescivendolo Tommaso Aniello, detto "Masaniello".
Siamo nel 1647 e Masaniello chiedeva la riduzione delle tasse per tutti, una rappresentanza popolare da affiancare alle autorità spagnole, una milizia composta anche da napoletani.
La rivolta fu repressa nel sangue e Masaniello fu giustiziato.
L'Italia in questo periodo attraversa una profonda crisi perché, oltre allo spostamento delle rotte commerciali dal Mediterraneo all'Atlantico e al malgoverno spagnolo, dovette affrontare anche la concorrenza di nazioni emergenti come l'Inghilterra, l'Olanda e la Francia le quali producevano prodotti scadenti a basso costo.
L'Italia produceva manufatti di elevata qualità che però non producevano ricchezza, in quanto erano venduti solamente a una parte limitata della popolazione, quella più ricca.
Ci furono nel corso del Seicento altre difficoltà, come l'aumento dei prezzi che colpì duramente la popolazione e lo scoppio di varie epidemie.
Soprattutto la peste nera o bubbonica causò numerose vittime sia nel Sud che nel Centro-Nord del nostro paese.
Secondo alcuni studiosi negli stati italiani la popolazione scese da 13,5 milioni a 10,7; solamente nel 1700 la popolazione tornò ai livelli che toccava all'inizio del 1600. 

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