L'OTTOCENTO ELEGANTE

L’Ottocento elegante       Arte in Italia nel segno di Fortuny 1860 – 1890   Si è aperta a Rovigo nella sede di Palazzo Roverella fino al 22 giugno la mostra “L’Ottocento elegante.
Arte in Italia nel segno di Fortuny”.
L’attenzione di Dario Matteoni e Francesca Cagianello, curatori della mostra, si è appuntata sul trentennio 1860 – 1890.
Tre decenni di grande speranze, di euforia, di fiducia, avviato, e per certi versi attivato, dall’unificazione del Regno d’Italia.
(catalogo Silvana Editoriale).
A partire degli anni Sessanta la pittura di genere subisce la divaricazione in diversi filoni.
Da una parte il rinnovamento del soggetto storico, da sempre privilegiato da parte della committenza più esigente, dall’altra rivoli di una quotidianità più aneddotica, dove l’umiltà del vero e la banalità dell’aneddoto prendono il sopravvento sull’idealità storica.
Non manca l’evasione verso tematiche esotiche e quelle di costume, dal Medioevo al Settecento, a soddisfare il desiderio di una committenza sempre più desiderosa di evasione.
I moti risorgimentali hanno, in gran parte influenzato l’evoluzione di molti giovani artisti, sia coinvolgendoli personalmente nell’azione militare, sia suggerendo loro una tematica nuova ispirata a quegli eventi.
A Milano i fratelli Domenico e Gerolamo Induno partecipano entrambi alla rivoluzione del 1848.
In seguito a questi fatti preferiscono trattare soggetti realistici, in contrasto con la tradizione dell’Accademia.
Il primo (rifugiatosi in Svizzera nel ’49, dopo il fallimento della prima guerra d’indipendenza e successivamente in Toscana, dove entrò in contatto con gli artisti del “Caffè Michelangelo” di Firenze, riprendendo la sua attività a Milano solo dopo la liberazione della città in seguito alla seconda guerra d’indipendenza, nel 1859) si dedica alla pittura detta con una notevole vivacità tonale.
Il secondo, ancor più del fratello, attivo combattente, più di lui si ispira alla tematica patriottica, non soltanto quella celebrativa, ma anche dipingendo le conseguenze dolorose degli atti eroici.
Tra gli italiani che appaiono maggiormente suggestionati dalla dimensione esotica diffusa dall’ondata fortunyana sfilano in mostra il torinese Alberto Rossi, impegnato nella rivisitazione del mondo egizio se pur con sensibilità di verista e il milanese Carlo Mancini, distintosi per una produzione paesaggistica in stile tardo – impressionista di estrema modernità.
A Venezia Giacomo Favretto, trae dallo studio dei grandi maestri del [...]

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