L'accusa del Guardian: «La Nato non soccorse il barcone in difficoltà»

L'inchiesta del quotidiano britannico.
L'alleanza atlantica smentisce.
L'imbarcazione salpò il 25 marzo dalla Libia verso Lampedusa, una settantina a bordo: 16 giorni alla deriva «Decine di migranti africani sono stati lasciati morire di fame e di sete nel mar Mediterraneo», dopo che unità europee e della Nato hanno ignorato le loro richieste di aiuto.
Il comando dell'Alleanza Atlantica ha smentito ma è quanto denuncia il quotidiano britannico Guardian.
Alla fine di marzo, una barca con 72 persone a bordo, tra cui donne, bambini e rifugiati politici, ha avuto problemi mentre cercava di raggiungere l'isola di Lampedusa.
Solo 11 di loro sono riusciti a sopravvivere dopo 16 giorni di deriva (di questi, racconta sempre il Guardian, uno è morto subito dopo, un altro in prigione a Zeitan, in Libia).
«Ogni mattina ci svegliavamo e trovavamo nuovi cadaveri, che lasciavamo stare per 24 ore prima di gettarli in mare - ha raccontato uno dei sopravvissuti, Abu Kurke - negli ultimi giorni non ci riconoscevamo, pregavamo, eravamo moribondi».
NATO- Da parte sua, un portavoce della Nato ha fatto sapere che non risulta alcuna registrazione riguardo a navi in pericolo o incidenti.
«Le unità della Nato sono pienamente consapevoli delle loro responsabilità riguardo la salvezza della vite in mare», ha aggiunto un funzionario.
«Più di 60 persone sono morte perché si è abdicato alle proprie responsabilità - ha invece denunciato padre Moses Zerai, che ha tenuto i contatti con i migranti fino a quando non si è scaricata la batteria del loro telefono satellitare - questo è un crimine, e un crimine non può rimanere impunito solo perchè le vittime sono migranti africani e non turisti su una nave da crociera».
ACQUA E CIBO DALL'ELICOTTERO MA I SOCCORSI NO ARRIVANO - Stando all'indagine condotta dal quotidiano britannico, la barca lascia Tripoli il 25 marzo scorso diretta a Lampedusa.
A bordo ci sono 47 etiopi, sette nigeriani, sette eritrei, sei ghanesi e cinque sudanesi.
I problemi cominciano dopo solo 18 ore di navigazione: i migranti contattano allora padre Moses Zerai, prete eritreo che vive a Roma, il quale a sua volta contatta la Guardia costiera italiana.
Gli ufficiali riferiscono a padre Zerai che la barca è stata localizzata a circa 60 miglia a largo da Tripoli e che sono state allertate le autorità competenti.
Poco dopo, sull'imbarcazione in difficoltà appare un elicottero con insegne militari, da cui vengono gettati acqua e cibo.
Il pilota invita i migranti, a gesti, a mantenere la loro posizione, garantendo sul [...]

Leggi tutto l'articolo