L'amicizia del Re

Re Vittorio Emanuele II, che passò alla storia con il nome di Padre della Patria con le virtù e i difetti che tutti gli riconoscono, era in fondo un galantuomo e, a modo suo, anche un credente.
Dopo le famose lettere dei « funerali a corte » che tanto l'avevano scombussolato, cercò più volte d'incontrare don Bosco, senza mai riuscirci.
- Cuntacc! - disse un giorno al Conte d'Angrogna suo aiutante di campo, - voglio proprio vedere questo prete in faccia.
Ed ecco che, un bel mattino, cavalcando col suo generale, venne a Valdocco e chiese di parlare con don Bosco.
Per caso, pochi minuti prima, questi aveva detto al portinaio: - Questa mattina ho molto da fare.
Se venisse anche il Re, gli dirai che non posso riceverlo.
Il portinaio fu fedele alla consegna, e Vittorio Emanuele si allontanò aggrondato.
L'aiutante, il giorno seguente si recò dal Santo e, con fare risentito, l'interrogò: - È lei don Bosco? - Si, sono io.
- E lei ha osato scrivere certe lettere al Re, cercando d'imporgli il modo di governare?! - Io ho scritto, ma non ho inteso imporre la mia volontà a nessuno.
Allora il generale cominciò ad inveire, a chiamarlo impostore, fanatico, ribelle, nemico del Re.
Don Bosco cercò di interrompere quel torrente d'ingiurie, ma il generale che smaniava sempre più, a un certo punto, disse: - Senta, qui non ci vogliono parole, ma fatti! Lei deve dare soddisfazione degli insulti che ebbe l'ardire di indirizzate al Re.
- In che modo? - In nome di Sua Maestà, segga, e scriva ciò che io le detterò.
- Eccomi pronto.
Il generale incominciò a dettare una formula di ritrattazione, che era la negazione della verità.
Don Bosco depose la penna dicendo: - Non è possibile! Io non scrivo simili ritrattazioni.
- Eppure, deve scriverla a qualunque costo! - Ed io non la scrivo! Il generale, furibondo, si toccò la sciabola, come per sfidarlo a duello, ma don Bosco, con l'abituale dolcezza, lo disarmò e soggiunse: - Signor Conte, se avessi saputo che desiderava aggiustare quest'affare, io stesso mi sarei recato a casa sua, e le avrei risparmiato l'incomodo di questa gita.
Il generale, mezzo sbalordito da quella proposta, si sentì calmo e cambiato.
Preso un tono più dolce, soggiunse: - Dunque, lei verrebbe a casa mia? - Sicuro! - E ne avrebbe il coraggio? - Certo! - E se la prendessi in parola? - Faccia pure.
Il giorno dopo, all'ora fissata, don Bosco fu veramente in casa del conte d'Angrogna.
Là si combinò una lettera di convenienza al Re; e da quel giorno d'Angrogna divenne amico sincero di don Bosco e suo benefattore.
In [...]

Leggi tutto l'articolo