L'amore impossibile cap2

1984, anni 19 Storia segreta di Gabry (ogmi riferimento a luoghi, cose e persone è puramente casuale) ORA, ritorno Alla quarta cascina, al quarto mostro rallento che quasi mi fermo.
Le orecchie mi pungono e il naso comincia a colare.
Qui c'è un sentiero che porta ad un laghetto, le dico.
Portami! Lascio l'asfalto ed entro nel sentiero: ciuffi d'erba, zolle di terra, buche, rami secchi, cunette ci fanno sobbalzare sulla morbida sella.
Il cono di luce spara come una mitraglia sugli alberi.
Alberi che paiono muoversi, correre a destra e a sinistra, in su e in giù.
Alberi che stanno perdendo le foglie, che hanno voglia di morire.
Il compito nel ciclo dell'azoto l'hanno fatto, ora tocca ad altri.
Una buca, un'altra più profonda, la moto si impenna, Gabry urla.
Ma non cadiamo, la moto resta in piedi.
Il sentiero curva di qua e di là come un serpente.
Il motore è sotto sforzo e fa un gran rumore e un gran fumo che anticipa la nostra corsa molto rallentata ci entra nel naso, ci entra nei polmoni.
Gabry tossisce.
Ad un tratto il sentiero si interrompe, non si vedono più alberi davanti a noi.
Inquadrato davanti uno specchio d'acqua: il laghetto.
Mi fermo e spengo la moto.
Tossisce un paio di volte prima di perdere completamente vita come un animale che ha tanto faticato e vuole riposare.
E poi il buio totale, il silenzio totale, lo stupore totale.
Le orecchie fischiano e gli occhi fochettano per abituarsi al buio improvviso.
Tengo in equilibrio la moto.
Lei si stacca da me e mette i piedi a terra.
Scendi le dico.
Il suo gesto è ancora agile.
Scendo dalla moto anch'io.
Cerco nel buio il cavalletto e lascio per un attimo la moto in equilibrio precario.
Aspettami, mi dice e sparisce dietro a degli alberi.
Ne approfitto per spazzarmi l'acqua dagli occhi e dal naso mentre lei lo fa dal ventre.
Gli occhi si sono adattati all'oscurità e si riesce a cogliere il riverbero delle stelle sull'acqua, nell'aria.
Lei ritorna cercando ancora di allacciarsi i jeans e mi dice che è un posto splendido, che non c'era mai stata.
Che lo sapeva che esisteva perchè in tanti gliene avevano parlato, ma nessuno l'aveva mai portata, nemmeno lui, il suo ragazzo.
UNa notte scura e fredda come questa, un posto magico e orribile e splendido come questo...
era lui che doveva portarla, non io.
Io che cazzo c'entro? Che le dico? Che faccio? Comincio già a rompermi le palle e ho già voglia di ritornare.
Mi parla del campeggio, di quando ci si fermava al buio sotto quella pioggia di stelle, vicino alla baita, prima di andare a dormire.
Di quanto le piaceva [...]

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