L'assassino riconosciuto su Facebook

(08 settembre 2009) La guardia giurata uccisa a piazza Mercato: confessa un bandito L'assassino riconosciuto su Facebook Dario Del Porto Uno degli indagati indicato dal complice grazie all'immagine sul social network Il profilo su Facebook, la passeggiata in motorino, la rapina e infine l'omicidio.
Poi va a finire che uno del gruppo viene arrestato e quando confessa riconosce uno dei complici non dalla foto segnaletica ma nell´immagine al computer scaricata dal famoso social network.
Un´altra pagina si aggiunge al libro della generazione perduta di Napoli: ragazzi che in rete sono come i coetanei di tutto il mondo ma sulla strada si sporcano le mani di sangue.
È andata così durante le indagini sull´assassinio della guardia giurata Gaetano Montanino, ucciso la notte del 4 agosto in piazza Mercato da un branco che gli aveva rapinato la pistola d´ordinanza.
Nella sparatoria rimasero feriti il collega che si trovava con Montanino e uno dei malviventi, Davide Cella.
Le indagini della squadra mobile hanno portato all´arresto di altre tre persone, oltre a Cella (difeso dall´avvocato Giacomo Mungiello).
Si tratta di due maggiorenni, Salvatore Panepinto e Vincenzo De Feo, e un minorenne.
De Feo, 19 anni, ha confessato poco dopo essere stato bloccato sul treno proveniente da Terracina.
E ha indicato come quarto componente della banda un minorenne della Maddalena.
Prima di quella sera ne conosceva solo il soprannome, lo ha riconosciuto attraverso la foto che l´indagato aveva messo a corredo del profilo su Facebook.
Il minore, difeso dagli avvocati Antonio Del Vecchio e Leopoldo Perone, è rinchiuso a Nisida.
Interrogato dal giudice, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
«Ci siamo visti nella zona della Ferrovia - racconta De Feo negli atti depositati in cancelleria - siamo andati a fare un giro con gli scooter, arrivati in piazza Mercato abbiamo deciso di fare una rapina alle guardie giurate».
Sarà De Feo ad accompagnare Cella, gravemente ferito, in ospedale.
«Volevo restare con lui ma mi sgridò, dicendomi di andar via», afferma il giovane che aggiunge di essere poi tornato sul luogo del delitto per capire quali fossero state le conseguenze della loro azione: «C´erano già molte auto della polizia.
Ho sentito che la folla commentava la morte della guardia giurata e quindi sono scappato via».
Una volta a casa, mentì alla madre: «Le dissi che un mio amico era caduto e per questo ero macchiato di sangue», poi si confidò con una zia e decise di rifugiarsi a Terracina.
Nel quartiere c´era già qualcuno che [...]

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