L'elisir della longevità

La Barbagia tra i 5 territori del mondo dove si vive più a lungo.
L'elisir della longevità è il Pastoralismo Battista Cualbu: "dobbiamo saper valorizzare il nostro patrimonio agrolimentare, culturale e ambientale" Produzioni tipiche locali (Foto di Pastores Tenores, SardegnaDigitalLibrary, Pierino Vargiu e Fabio Manca) inCondividi Il centro Sardegna è uno dei cinque territori del mondo in cui si vive più a lungo.
Lo ha confermato anche  un team del National Geographic capeggiata dal giornalista esploratore Dan Buettner, divulgatore del concetto di Blue Zone, le cosiddette zone blu, le cinque aree del mondo con la più alta concentrazione di centenari, che nei giorni scorsi ha effettuato un tour nell’isola.
Sono Okinawa (Giappone), Loma Linda (California), Nicoya (Costarica), Ikaria (Grecia) e comprendono 14 piccoli Comuni collocati tra la Barbagia e l’Ogliastra dove vi abitano circa 40mila persone: Fonni, Gavoi, Ollolai, Ovodda, Tiana, Mamoiada, Orgosolo, Oliena, Villagrande Strisaili, Arzana, Baunei, Triei, Talana e Urzulei.
Secondo gli esperti in questo fazzoletto di terra si vive di più grazie all’aria che respiriamo, al cibo che mangiamo e al tipo di società.
Insomma gli studi scientifici hanno dimostrato che la società del Pastoralismo in Sardegna è l’elisir della lunga vita: perché è quella che produce cibi sani; che ti consente di fare il giusto esercizio fisico all’aperto; di coinvolgere tutte le fasce d’età e vivere in comunità.
“Ma noi – è la riflessione del presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – abbiamo effettivamente consapevolezza di vivere in una terra che custodisce un patrimonio agroalimentare, culturale e ambientale unico e inimitabile? Forse no visto che il comparto agricolo è in crisi, il turismo non è fiorente e importiamo circa l’80 per cento dei prodotti agroalimentari che consumiamo”.
Secondo Cualbu per valorizzare questo nostro patrimonio inestimabile “dovremmo metterci tutti in gioco, a cominciare dal mondo politico regionale, e investire molto di più e con più decisione sul nostro patrimonio agroalimentare e sul saper fare”.
“La Regione – continua la sua analisi – dovrebbe promuovere un piano strategico che tuteli le nostre eccellenze agroalimentari, con dei disciplinari di produzione che consentano il rispetto del tradizionale saper fare e l’utilizzo di materie prime locali.
Solo cosi si consentirà lo sviluppo di una vera economia regionale che abbia come protagonisti i produttori e i trasformatori.
Allo stesso tempo si [...]

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