L'ignoranza delle diverse storie e culture

Rebecca C.
e Fedra T., oggi 23 e 22 anni, l’una rom e l’altra gaje (così si indica, in lingua romanì, chi non è rom) trasformano quella che poteva essere una storia di “ordinario razzismo” in una straordinaria lezione di umanità.
Quando si incontrano, Rebecca vive in un campo irregolare alla periferia milanese del Giambellino.
‹‹Non avevamo luce n’è acqua corrente, arrivavo in ritardo perché nella cultura rom non esistono gli orologi e il tempo non è scandito dal calendario››, dice Rebecca, origini kalderash (rom tradizionalmente fabbricanti di pentole) da lato paterno, lautari (musicisti) da quello materno.
‹‹I primi anni di scuola sono stati terribili.
Anche alle medie, nessuno mi parlava e non avevo amici››.
Fedra, che proprio alle scuole medie aveva provato sulla pelle cosa significhi essere guardati storti perché vestiti in maniera diversa, è la prima a tenderle la mano.
‹‹Rebecca usava gonne colorate e in testa portava una fascia.
Mi incuriosiva, così ho cominciato a chiederle di...

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