L'inquietudine, la tecnologia e i misteri: l'ultimo Tony Oursler

Milano, 2 apr.
(askanews) - Tony Oursler torna a Milano: la Dep Art Gallery ospita fino al 1 giugno tre lavori recenti dell'artista americano, tra loro molto diversi, che mostrano come si possa restare coerenti con la propria idea di ricerca artistica pur sperimentando tecniche e approcci diversi.
Che continuano a ruotare intorno alle immagini in movimento - come è tipico del lavoro di Oursler - ma lo fanno in modi diversi rispetto alla, per così dire, linea più classica della sua produzione.
La mostra "Tony Oursler - The Volcano and Poetics Tattoo" è curata da Demetrio Paparoni e documenta come l'artista abbia approcciato la realtà virtuale utilizzando alcuni tropi che sono alla base della sua ricerca, come le prime fotografie di UFO che hanno forgiato un immaginario collettivo tanto diffuso quanto controverso.
"La verità è là fuori" dicevano i protagonisti della serie X-Files, e nello stesso modo attraverso il virtuale di Oursler ci si può affacciare sulle galassie e sul mistero dello spazio remoto dall'interno di una casa apparentemente molto riconoscibile.
Gli alieni ci stanno aspettando? Forse, ma di certo noi da decenni andiamo in cerca di loro, anche attraverso l'indagine maniacale di Oursler sul paranormale.
Tema preponderante, che torna anche nel video in 3D "Le Volcan", che richiede l'utilizzo di occhiali speciali e si ispira ai tentativi di uno pseudoscienziato di inizio Novecento che voleva impressionare le lastre fotografiche con la sola forza del pensiero.
Ancora una volta torna il legame tra la psiche e la tecnologia, e il bisogno, cui anche l'arte dà un contributo, di allargare il campo delle spiegazioni, per un mondo nel quale la camicia della sola razionalità mostra di essere diventata troppo stretta.
Nel piano seminterrato della Dep Art Gallery, infine, un lavoro del 1977, originariamente realizzato insieme a Mike Kelley, torna a mostrarsi in versione rielaborata su uno schermo appositamente trattato.
Si tratta di immagini e video del periodo in cui Oursler e Kelley componevano il gruppo rock sperimentale Poetics, e l'opera documenta sia la persistenza delle visioni sia quella sensazione del tempo che, per quanto la si consideri come un fatto "naturale", resta per molti aspetti uno dei misteri quotidiani della vita di ognuno di noi.
E l'inquietudine dello sguardo e della produzione di Tony Oursler sono solo un'immagine, chissà quanto spirituale, della nostra condizione di costante incertezza.

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