L'intermittenza

“Ci risiamo…” diranno probabilmente gli affezionati di Andrea Camilleri.
E forse avranno pure ragione, ma come si fa a non prendere il commissario Montalbano come riferimento per ogni altra opera dell’ottantacinquenne scrittore di Porto Empedocle.
Ecco, quello che manca a ‘L’intermittenza’ è proprio quello che fa grande la saga di Montalbano: l’atmosfera, l’ambientazione, la caratterizzazione dei personaggi.
In un solo concetto, la capacità di rendere ogni cosa unica, che poi è ciò che costringe il lettore ad affezionarsi alle vicende narrate.
Questo romanzo (o forse sarebbe più corretto dire “lungo racconto”) è popolato invece di personaggi senza patria, senza inclinazioni, vezzi o contraddizioni particolari, ovvero senza tutto ciò che li (e ci) rende veri.
Questi personaggi potrebbero vivere in una qualsiasi altra città, aver avuto una qualsiasi infanzia o adolescenza, essere alti o bassi, grassi o magri senza per questo cambiare di una virgola il senso della storia.
Questi personaggi vivono di cliché: il manager cinico, la segretaria di facili costumi, l’addetto alla sicurezza disposto a tutto, il politico corrotto.
Mi dispiace, ma è difficile affezionarsi a personaggi senz'anima.
Foto: sadness - zero1infinity - Photobucket.com

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