L'inutile esistere della canna

Sta lì, aggrappata ad un terreno spolpo come delle gengive ritratte.
Ma sta lì e cerca ancora, un giorno si volta a nord, un giorno ad est.
La notte non si ripiega, rimane ferma e dritta, sembra abbia due occhi enormi che sfiorano il velluto del nero intorno.
Anche quelli rimangono lì, aggrappati allo stelo, ogni tanto si chiudono per il battito di ciglia, poi tornano grandi e interrogativi.
La mattina il vento soffia forte, la terra si stringe a se stessa, la canna ci rimane di sasso.
Attorno non c'è nulla da abbracciare, ha solo gli occhi, che si stringono l'un l'altro.

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