L'ira di Berlusconi su Tremonti: "Questa volta rischia di andare a sbattere"

Tremonti evoca i mostri e in quel videogame da paura Silvio Berlusconi si è sentito subito risucchiare.
Il suo ministro parla da Parigi della "situazione internazionale", delle nubi che si addensano, della crisi che è altro che finita, e il presidente del Consiglio legge nel monito sui conti un messaggio tutto a uso interno."Se è stato un modo per farmi capire che non aprirà le casse per reperire i fondi necessari alle riforme che gli ho chiesto, stavolta si sbaglia e va a sbattere" è stata la reazione che gli uomini del Cavaliere hanno registrato nelle ore successive all'intervento di Tremonti al simposio francese.
Coordinatori e quegli stessi fedelissimi - da Cicchitto alla Bernini a Napoli oltre - dai quali partirà non a caso una raffica di avvertimenti all'indirizzo del ministro: certo, la crisi, ma ci sono anche spiragli positivi, dunque assieme ai tagli è giunta l'ora di "interventi sul fisco che aiutino la crescita", per usare le parole del capogruppo alla Camera.
Per il presidente del Consiglio è lo spettro dei cordoni della borsa che restano sigillati.
Sono le porte delle casse pubbliche che si chiudono alle richieste degli uomini di Casini su quoziente familiare e cedolare secca, come sulle speranze - in chiave pre-elettorale - di dar forma e sostanza alla riforma del fisco.
E in queste condizioni le aperture della maggioranza ai centristi sono destinate a restare una chimera.
Di più.
Il Cavaliere ieri ha avuto la conferma plastica di come Tremonti si sia ritagliato ormai un ruolo del tutto autonomo.
Lo contraddice sulla scena internazionale sostenendo che dalla crisi non siamo affatto fuori.
E si pone quale unico interlocutore in grado di dialogare con le cancellerie europee e di governare la Borsa e i suoi contraccolpi.
Il ministro dell'Economia ha le sue ragioni e i suoi conti, d'altro canto.
Sa bene che quei miliardi (cinque, dieci?) necessari alla copertura finanziaria del quoziente familiare come della cedolare secca non sono nelle disponibilità del Tesoro.
Né è possibile tagliare ancora.
Una partita, quella tra Bossi e Tremonti, che appare già alla resa dei conti finale.
Con Umberto Bossi che resta col fiato sospeso: perché se salta il tavolo del governo, anche il federalismo fiscale va alla malora.
Ecco perché proprio il Senatur, in queste ore, sta portando avanti l'ultimo strenuo tentativo di tenere insieme "quei due".
Non è il solo.
Con altre finalità, anche nel fronte pidiellino c'è chi sta tentando di convincere Berlusconi che sarebbe un errore abbandonare del tutto "Giulio" [...]

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