L'ultima sfida di Berlusconi-Non tratto più, ritirate quella legge

Lo sfogo del Cavaliere sul processo breve.
Il Quirinale: la valutazione sul testo solo se sarà approvato.
I finiani avvertono: "valutiamo altre soluzioni solo se non danneggiano il sistema Liberarsi dell'incubo di Fini e non ricadere in quello delle intercettazioni.
Ottenere il processo breve, senza giocarsi su questo la fine del governo, tutto a vantaggio del presidente della Camera.
Allora meglio metterlo sul "binario morto" e andare a votare subito.
È doppia la strategia di Berlusconi, puntata tutta sull'esigenza di smarcarsi sia da Napolitano sia da Fini.
Anche se, proprio dal capo dello Stato, il premier invia il Guardasigilli Alfano per sondarne gli umori.
Ma prima ancora che il ministro della Giustizia varchi le soglie del Colle, ecco che il Cavaliere, a via del Plebiscito, confida ai suoi: "Non mi impicco al processo breve.
È una legge giusta di per sé, ma sia chiaro che non è stata scritta per me, perché a me non serve, non ne ho bisogno, io sono innocente".
E a chi lo ascolta esterrefatto eccolo aggiungere: "Se devo scendere a una trattativa con Fini, allora dico subito che il processo breve non mi interessa più.
Mandatelo pure su un binario morto.
Perché io con quello non tratto più di niente, e nessuno è autorizzato per conto mio a trattare con lui, neppure i leghisti".
Un'uscita che lascia di stucco chi lo sta ascoltando, Alfano, Ghedini, La Russa.
Ma di cui Berlusconi spiega, in un lungo pomeriggio di conclave politico, la logica.
Mentre i suoi gli riferiscono delle condizioni poste dai finiani.
Come quella di Italo Bocchino che del processo breve di nuovo dice: "Noi non lo votiamo.
Ma siamo disponibili a valutare ipotesi alternative se queste non danneggiano il sistema e i cittadini".
Sono frasi come queste che mandano in bestia il Cavaliere.
Cui i sondaggi riscaldano il cuore.
Perché gli ultimi, che gli hanno consegnato appena ieri pomeriggio, lo mettono di fronte alla possibilità di un pieno successo anche al Senato, di una solida maggioranza, anche se si andasse a votare subito.
E allora perché svenarsi con Fini? Meglio chiudere con lui, non aspettare neppure il discorso di Mirabello, e soprattutto eliminare l'ostacolo del processo breve.
Perché Berlusconi lo continua a ripetere: "Io sono innocente, e dunque quella legge non è per me".
Tuttavia il capo del governo non rinuncia all'ultimo tentativo di verificare se per caso, dal Quirinale, non arrivi un effettivo segnale di distensione, l'indicazione che il processo breve si può approvare senza risse, solo con qualche piccola correzione [...]

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