L'uomo si tiene per la gola ma io preferisco le tette

Credo di essere stato l’unico, fra tutti quelli che hanno fatto il militare di leva dai tempi della creazione del Regio Esercito, ad aver apprezzato la cucina di caserma.
So che in tutti i racconti che riguardano disavventure di naja non manca mai un riferimento a quanto fosse immangiabile il vitto e di come di volta in volta il narratore lo giustifichi con le ragioni più immaginifiche e inverosimili, dal valore nutritivo dei topi morti all’occultamento dei cadaveri di vittime di nonnismo nel ragù.
Eppure io stesso ricordo gli sguardi tra il basito e lo schifato dei miei commilitoni rivolti più che alle bistecche troppo dure o alle pastasciutte scotte regolarmente messe da parte, alle mie mandibole che masticavano tranquillamente il cibo con passabile soddisfazione. Nei casi più abietti arrivavo a fare scarpetta con i resti di ciò che veniva spacciato per spezzatino, cosa mai vista dalla fondazione del Reggimento.
Il perché di tanta incredulità è presto spiegato: i miei colleghi di naj...

Leggi tutto l'articolo