L’ARMA PER UN CAMBIAMENTO: IL VOTO

Votare a ottobre prossimo o alla fine naturale della Legislatura? Questo è il dilemma dei partiti politici che si stanno affannando alla ricerca di maggiore e migliore presentabilità e visibilità alle prossime tornate elettorali.
Ma a noi italiani-contribuenti, creditori e debitori dello Stato, non cambia nulla se si il voto sarà a ottobre o l’anno venturo, perché i diversi governi politici che si sono succeduti negli ultimi vent’anni,  protagonisti delle mancate riforme liberali di cui il Paese avrebbe avuto bisogno (la giustizia, il fisco, la sanità, la riorganizzazione amministrativa dell’apparato dello Stato, le liberalizzazioni in economia) non sono riusciti nemmeno a produrre un timido testo di riforma organica dell’amministrazione dello Stato, e men che meno il Governo dei tecnici e dei super-tecnici.
Non è cambiato assolutamente nulla né con il governo politico né con quello dei professori.
Mentre i partiti politici si dividono al loro interno tra favorevoli e contrari per il voto anticipato a ottobre, nessuno di loro è stato in grado di proporre un serio provvedimento di tagli alla spesa pubblica, ai loro doppi o tripli incarichi, di mettere mano nella macchina amministrativa dello Stato contro le lobby di potere e a favore dello sviluppo dell’Italia, tutti a pensare al voto per ritornare ad occupare le posizioni più alte e prestigiose.
Con quale coraggio si presenteranno agli elettori chiedendo il loro voto, e con quale fegato noi dovremmo presentarci nella cabina elettorale? La Corte dei Conti, nella sua recente Relazione, ha illustrato quello che noi abbiamo più volte detto, ossia che l’aumento della pressione fiscale ha generato un circolo vizioso aggravando la già pesante congiuntura economica.
Per di più il calo dei consumi, conseguenza delle nuove tasse, si è trasformato in calo delle entrate tributarie per 3,4 miliardi di Euro.
Risultato: più tasse – meno consumi – meno entrate fiscali – più altre tasse per coprire la perdita subita rispetto alle previsioni.
E così, mentre i partiti lottano fra di loro sulla data delle elezioni, su chi dovrà occupare gli scranni del Governo, noi veniamo caricati di tasse e burocrazia, senza una soluzione concreta per uscire dall’angolo dove siamo rinchiusi da diverso tempo.
Quando in un Paese la politica si occupa della data delle nuove elezioni e il Popolo soffre una pesante crisi economica e finanziaria, quale strada occorre intraprendere per mandare a casa questa classe dirigente che fa della vera e propria antipolitica [...]

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