L’eucalyptus è fascista. E nessuno lo difende

L’eucalyptus è fascista.
E nessuno lo difende Se ne parlerà sabato 20 agosto al museo etnografico a Siponto  Fonte image http://www.periodicodecrecimientopersonal.com/wp-content/uploads/2013/10/14103349834cf397ce16e1b5.07285728.jpg   Di: Redazione     Condividi   Manfredonia.
Gli eucalipti si incontrano in tutte le aree interessate alla bonifica del fascismo, dal Tavoliere, alla Sardegna, all’Agro pontino… Ogni eucaliptus che si vede in giro, “è un segno permanente del fascismo e dell’Era fascista.
Dopo la caduta del regime si abbatterono tutti i fasci delle torri littorie e le immagini del Duce.
Ma per un’azione più efficace bisognava estirpare ogni eucalyptus” (A.
Pennacchi).  Proviene dall’Australia e furono i fascisti a portarlo in Italia e a piantarlo nelle aree da bonificare perché “beve” acqua come una spugna e tiene lontano le zanzare.
Sul primo punto va bene, sul secondo è vero indirettamente, perché assorbe l’acqua stagnante e di conseguenza impedisce alla zanzara di proliferare.
Di acqua ne assorbe tanta e le radici si estendono a livello superficiale per un raggio di decine di metri, dove non crescono altre piante.
Vicino a canali e acquitrini, in 4 anni arriva a 6 metri di altezza.
Il Tavoliere era una steppa desolata fino ai primi decenni del Novecento, senza un albero, segnato dalla più alta percentuale in Italia di morti per malaria e centinaia erano coloro colpiti dall’insolazione.
Nel giugno del 1862 una marcia di soldati da Manfredonia a Foggia si concluse tragicamente con diversi soldati deceduti per il caldo e altri salvati perché dal capoluogo arrivarono i soccorsi.
Sul percorso non trovarono un albero, un riparo, un pozzo… Nel Tavoliere quando arrivò fu una grazia di Dio.
Il legno non vale niente, almeno di quella specie importata in Italia.
  Si secca subito e si spacca.
Nemmeno per ardere è buono, brucia velocemente, una sola fiammata.
Ha funzionato come fascia frangivento, lo si trova ancora in certi tratti verso Beccarini, Fonterosa, Borgo Mezzanone.
Il vento, il favonio, quello caldo che “cuoce” le piante di pomodori e di meloni o quello umido dal mare, non aveva modo di rinforzarsi.
E se arrivava a 50 – 60 chilometri orari la fascia di frangivento riusciva a ridurlo a meno di 20 e impediva il formarsi di mulinelli o piccole trombe d’aria.
Gli eucalipti ci sono perché riescono a resistere.
Ma non vi è cura.
Si bruciano le stoppie e non si fa alcuna protezione.
Bruciano anch’essi, ma spesso “ricacciano” e in un anno rinascono rigogliosi.
Non è amato e vi [...]

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