L’arsenale della guardia giurata colpo in canna cercando una vittima

IL CASO (25 luglio 2010) L’arsenale della guardia giurata colpo in canna cercando una vittima Vigilante fermato mentre girava per la città armato di due pistole.
Nella sua casa fucili e munizioni di MASSIMO PISA Lo hanno preso in tempo.
Prima che rabbia e follia esplodessero, prima che facesse cantare le due pistole che aveva con sé in auto, o che tornasse a rifornirsi al suo arsenale casalingo.
Lo hanno intrappolato con uno stratagemma al Niguarda, disarmato e fatto ricoverare.
Ma per un pomeriggio e una sera Angelo L., 52 anni, avellinese, guardia giurata per una piccola ditta di vigilanza, la Security Service, è stata una scheggia impazzita per le strade di Milano.
Convinto di essere perseguitato da un collega, pronto a mettere mano alla fondina perché "ho gli angioletti in testa che mi dicono di sparare a un poliziotto", come aveva detto al telefono agli agenti del commissariato Greco-Turro, guidati dal vicequestore aggiunto Manfredi Fava.
Per portare via la santabarbara dall'armadio blindato di Angelo L., in zona Cà Granda, hanno dovuto riempire tre grandi sacchi da spazzatura neri, un quintale di armi tra pistole, fucili, coltelli e proiettili.
Pomeriggio di giovedì, al commissariato di via Perotti si presenta una donna, 50 anni, pallida.
Parla veloce, chiede agli agenti di fermare suo marito metronotte.
"Sono dieci giorni che parla per frasi sconnesse  -  spiega  -  è armato e gira in auto, in casa ha di tutto.
Se non lo prendete, combina un guaio".
Racconta di un episodio dell'11 luglio precedente raccontatole dal marito, la signora M.
D., una lite con un giovane collega a causa di una sigaretta accesa.
Parole grosse, pare, finché S.
L., 27 anni, origini siciliane, sibila: "Ti faccio sparare".
Da allora, le storie riferite da Angelo L.
alla moglie si attorcigliano, fino alla paranoia.
La chiama al cellulare dal posto di lavoro, le descrive inseguimenti con l'auto di servizio da parte del metronotte-rivale, scontri frontali sfiorati, passanti che lo fermano al bancone del bar per chiedergli di quella lite.
Nemmeno la denuncia per minacce aggravate nei confronti di S.
L., effettuata lunedì scorso ai carabinieri di San Donato, lo placa.
"Mi controlla  -  ripete Angelo L.  -  mi fa seguire, devo fare qualcosa".
È una trattativa delicata, quella che intavolano i poliziotti di Greco-Turro.
Un primo invito telefonico a presentarsi negli uffici di via Perotti, va a vuoto.
"Sono in tangenziale  -  urla la guardia giurata  -  a Linate, ho comprato una pistola.
Io lì non ci vengo, non ho ammazzato [...]

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