L’autunno delle nuove frequenze

Tra Wimax,  Tv  digitale terrestre, Dvb-H e  Rfid   questa metà dell’anno si chiude  con ministeri, commissioni e fondazioni di ogni tipo  impegnate a ridisegnare lo spettro delle frequenze  utilizzabili o riutilizzabili sul territorio italiano.
Per  il mondo  che ruota attorno alle soluzioni legate ai tag Rfid da pochi giorni sono arrivati anche fatti concreti , dopo molto discutere in sede di convegni e tra gli addetti ai lavori.
Con  decreto ministeriale del 13 luglio sono state liberalizzate  le radiofrequenze Uhf per l’uso di tag Rfid.
Come recita il testo ufficiale: “La banda di frequenze 865-868 MHz può essere impiegata, su base di non interferenza e senza diritto a protezione, ad uso collettivo da apparati a corto raggio per le apparecchiature di identificazione a radiofrequenza, aventi le caratteristiche tecniche di cui alla decisione 2006/804/CE.
Tali applicazioni sono soggette al regime di "libero uso" ai sensi del Codice delle comunicazioni elettroniche, emanato con decreto legislativo del 1 agosto 2003".
Ci sono voluti tempo e “ sperimentazioni” a vario titolo per mantenere viva la filiera italiana di questo tipo di tecnologia, costretta spesso ad applicare e installare all’estero quello che non poteva neppure provare in Italia.  Come da tempo si diceva, il nodo, ora sciolto, era rappresentato dal fatto che la banda interessata era anche utilizzata a scopi militari.  E i militari avevano chiesto una deroga di due anni, temendo che l’utilizzo a piena potenza dei tag civili potesse interferire con alcuni ponti radio della Difesa.
Per potenze fino a 2 Watt, l’ ampliamento nel range di operatività apre la strada ad una vasta gamma di applicazioni, proprio quelle che  venivano portate ad esempio per illustrare le potenzialità della tecnologia, ma che in Italia non era possibile realizzare.
E intanto il settore si è mestamente ripiegato su se stesso, come  ha dimostrato l’ultimo rapporto dell’Osservatorio  Rfid del Politecnico di Milano.

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