L’incubo di ‘The Terminal’ diventa realtà all’aeroporto di Malpensa

Ha dell’incredibile la vicenda accaduta all’aeroporto di Malpensa: un uomo di cinquantasei anni, Oscar Velasco Garay, di nazionalità colombiana, resta bloccato 52 giorni al terminal, vivendo con il denaro del suo ultimo stipendio (poco meno di 4 euro al giorno).
Impossibile ignorare il paragone con il bellissimo The Terminal, dove lo sventurato Viktor Navorski, alias Tom Hanks, rimane bloccato all’aeroporto J.F.Kennedy di New York a causa del colpo di stato avvenuto nel suo paese d’origine, la Krakozia.
Già, peccato però che quest’ultima vicenda, sebbene ispirata da fatti di cronaca, sia frutto di fantasia; altrettanto non può dirsi nel caso del signor Velasco Garay.
Quest’ultimo, un cuoco della Coste Crociere, colpito da catatonismo, viene lasciato a terra dal suo equipaggio, con l’unica compagnia del suo ultimo stipendio e un biglietto per Bogotà.
Comprensibilmente in stato confusionale, l’uomo, invece, non riesce a imbarcarsi (pare anzi che sia salito e poi disceso dall’aereo).
Deve essere stata ben poco simile alla simpatica e anche divertente avventura vissuta da Navorski-Hanks quella del colombiano: niente donna a cui regalare “ciò che ricevette Giuseppina da Napoleone”, niente amici a difenderlo dalle ingiustizie e proteggerlo, e nessuna missione da portare a termine a costo quasi della vita.
Per il cuoco colombiano l’unica impresa era forse quella di tornare a casa sua, per riabbracciare la moglie e le due figlie.
Ma come può accadere che occorrano 52 giorni per rendersi conto che un uomo, tra l’altro malato, si aggira disperato in un aeroporto a migliaia di chilometri da casa sua? Siamo veramente disposti ad accettare che un uomo diventi, inghiottito dai meandri della macchina burocratica, un vero e proprio fantasma, spintonato da centinaia di passanti affrettati, magari gli stessi che giorni prima hanno ammirato la superlativa performance di Hanks nei panni di Viktor Navorski?

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