L’italiano maltrattato a scuola e in Tv

Il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso fa un mezzo passo indietro, annunciando che cercherà "una soluzione pragmatica" per non declassare l'italiano tra le lingue di riferimento dell'Unione.
E "pragmaticamente" si occuperà anche dello spagnolo.Le proteste politiche e diplomatiche dopo l'annuncio di voler limitare a tre (inglese, francese e tedesco) il numero delle lingue usate durante le conferenze stampa della Commissione Ue (eccezion fatta per quella del mercoledì, quando tutte e 25 le lingue dell'Unione sono tradotte) hanno avuto un certo effetto.
Ma si sa come vanno le cose: tutti continueranno a dover sapere parlare in inglese e francese, i tedeschi saranno fieri della loro eccezione e per gli altri, "pragmaticamente", si troveranno dei contentini. Tante discussioni sull'italiano negletto a Bruxelles hanno comunque avuto un effetto positivo.
Quello di costringerci a riflettere sullo stato di salute della nostra lingua, al di là della sua diffusione internazionale e del suo peso e prestigio, come termometro della condizione più generale dell'intero sistema Paese.Gli eurocrati, dunque, non si preoccupano di parlare italiano.
Ma noi italiani, come lo parliamo? E la nostra lingua, di cui siamo tanto gelosi difensori, come viene trasmessa, insegnata, studiata, usata? Sfogliando i giornali, Bartleby ha trovato un giudizio che vuole sottoporre ai suoi lettori, così sensibili al tema: "L'emarginazione sancita a Bruxelles è la variante europea di una morte che è già stata decretata a casa nostra.
La scuola, che annega nei metodi, somministra test, organizza moduli, monitorizza le competenze, costruisce griglie e colma i debiti, privilegia l'educazione stradale piuttosto che la lettura di un sonetto del Petrarca".
Il severo giudizio è scritto da Mina sulla prima pagina de "La Stampa" di sabato 26 febbraio.
E coglie in pieno uno dei nodi principali del problema: la cattiva qualità dell'insegnamento.
Nelle scuole.
E all'Università (sempre più ricca d'una bizzarra articolazione di corsi, 3.817 fra vecchi e nuovi, riprova d'una inesauribile fantasia nel trovare definizioni e cattedre corrispondenti ma sempre più povera di qualità e di percorsi formativi cui corrispondano soddisfacenti opportunità di lavoro).A certi limiti dell'insegnamento, però, qualcuno pone per fortuna rimedio, anche se il volontarismo non può supplire alle carenze istituzionali: "Gruppi di resistenza - scrive ancora Mina - si intravvedono nelle università, dove liberi studenti, che Dio li benedica, organizzano corsi in cui si [...]

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