L’ultimo pappagallo

    Quando si passa davanti alla sua camera a sei letti, la centodue, si vorrebbe essere altrove, ciechi e possibilmente anche sordi.
Non è un bello spettacolo.
Urla, bestemmia, mugola per dodici ore al giorno.
Gli altri ricoverati in quella camera hanno conosciuto in queste settimane prodigiose guarigioni.
Pur di non restare in quell'inferno.
- Ma chi è? Cos'ha? - chiede turbata una signora in visita a qualche parente.
L'infermiera risponde secca: "È Sandro, l'ultimo pappagallo".    Facciamo un passo indietro.
Roma.
Via della Conciliazione.
Brutte facciate di palazzi razionalisti si alternano a qualche chiesa rimessa in asse all'epoca dello sventramento di Borgo.
Questa strada è la più frequentata al mondo da una sottovarietà umana equipaggiata di alcuni accessori che la rendono riconoscibile ovunque si trovi: il Turista.    Circa metà degli individui della specie in questione hanno sesso femminile, dunque circa un quarto possono essere considerati oggetto, per così dire, di caccia.
Via della Conciliazione, in barba al toponimo e alla sacralità del luogo, è quindi una sterminata riserva di caccia che non conosce periodi di bandita.    Anche i cacciatori di questa specie, per una forma di cavalleresco rispetto nei confronti della preda, si fanno riconoscere per tratti comuni a tutte le latitudini.
Capelli pettinati all'indietro, occhiali da sole anche sotto la pioggia, pantaloni lunghi la sera e bermuda di giorno, camicia con sbottonatura ombelicale.
Sandro, che ha superato i cinquanta, è un sopravvissuto di una stagione lontana e superata da nuove mode, il sacerdote di un rituale di seduzione ormai confinato nei film con le pinne il fucile e gli occhiali.    Potendo fare a meno di lavorare per certe propizie congiunture familiari, non c'era mattina di sole estivo che via della Conciliazione non vedesse spuntare, attorno alle undici del mattino, i suoi inequivocabili pantaloncini color tabacco.
Contrariamente ad altri colleghi che preferivano coalizzare gli sforzi e puntare su prede in branco - olandesi, svedesi, tedesche - fiutando nel mucchio l'esemplare debole, Sandro era un predatore solitario come un leopardo.
Aveva nozioni vaghissime di quelle parlate straniere, ma sapeva interpolarle con una tale espressività che difficilmente le sue esche verbali, fulminee come lingue di camaleonte, venivano fraintese.
I suoi non erano banali complimenti di strada: erano segni di un codice universale, decifrabile - spesso ma non sempre deprecato - unicamente da un esponente del gentil sesso...    Il [...]

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