LA CAMORRA NON SI BATTE A PAROLE

Vi proponiamo l’editoriale di Andrea Pamparana sulla Camorra apparso in data odierna sul quotidiano “Il Tempo” L'EDITORIALE La camorra non si batte con le parole La burocrazia talvolta supera la fantasia.
Dopo il collaboratore di giustizia adesso abbiamo scoperto che c'è il dichiarante.
In soldoni il primo è quello che volgarmente si definisce un pentito, il secondo uno che è all'inizio del cammino, sta iniziando a svelare i segreti dei clan mafiosi.
  Se per il primo è prevista ampia rete di protezione per sé e i familiari, per il secondo lo Stato aspetta.
Insomma, se continui a raccontare ti proteggo, se sei solo un dichiarante fatti tuoi.
È così che è morto ammazzato l'ingegner Orsi di Casal di Principe, incontrastato feudo del clan dei Casalesi.
Oggi, 2 giugno, sacra Festa della Repubblica, sessant'anni dopo la Carta Costituzionale, con le autorità sul palco a salutare militari e forze di polizia, il Capo dello Stato, il premier, il governo.
E tra loro il capo della Polizia Manganelli.
Gente seria che ha avuto e avrà il nostro appoggio.
Però, caro ministro Maroni e gentile capo della Polizia, oggi, 2 giugno, lo Stato ha preso uno schiaffo in faccia davvero pesante, ignominioso, volgare.
La camorra ha firmato il suo manifesto per le strade campane e non solo.
Perché vorrei ricordare che la camorra ha i suoi gangli sparsi ormai ovunque.
I soldi dei traffici illeciti, della droga, delle rapine, delle estorsioni, dei rifiuti pericolosi acquistati e gestiti nelle discariche abusive, non vengono riciclati nei quartieri poveri di Napoli o nei desolati paesi della cintura vesuviana.
  No, come per Cosa Nostra e per la potentissima 'ndrangheta il business è soprattutto nelle lavanderie di soldi sporchi nel Nord, nelle banche, nelle insospettabili finanziarie.
E con quei colpi di pistola di grosso calibro i clan hanno detto chiaro e tondo: "Chi chiacchiera muore".
E si sa quanto di gran lunga sia più efficiente, oggi, la mano camorrista rispetto alla mano pubblica.
La magistratura di Napoli, ha voluto giustificare l'assenza di protezione dell'ingegner Orsi, dicendo che non di collaboratore vero e proprio di giustizia si trattava, ma di dichiarante.
Bravi, complimenti, precisazione davvero utile.
Solo il nostro buon cuore ci fa pensare che trattasi di errore mediatico commesso in buona fede.
Perché adesso andatelo a dire ai certamente non molti, ma utili e importanti, "dichiaranti", che hanno visto bene quale fine faranno.
No, caro Maroni e gentile Manganelli.
Ce ne importa poco della tolleranza zero e dei [...]

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