LA CASSAZIONE CONFERMA L’ARRESTO PER COSENTINO

I legali avevano evitato il ricorso al Tribunale del riesame per far annullare direttamente dalla Suprema Corte il provvedimento emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Raffaele Piccirillo.
L’impianto accusatorio dei pm Milita e Narducci ha retto alla prova della Prima sezione penale, ma il sottosegretario, grazie alla pronta reazione di fine anno della “casta”, resta al suo posto.Secondo la Prima sezione penale della Cassazione è legittimo il provvedimento di arresto nei confronti di Nicola Cosentino.
La Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato dalla difesa dei legali del coordinatore campano del Popolo della Libertà.
Il deputato, però, non rischia nulla poiché è coperto dall’immunità.
Il sottosegretario all’Economia è coinvolto nell’indagine avviata dalla Procura di Napoli che lo vede accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per presunti rapporti con il clan dei “casalesi”.
L’ordinanza di custodia, confermata oggi dalla Corte di Cassazione, è basata su indagini svolte dalla Direzione distrettuale antimafia ( nella fattispecie dai sostituti procuratori Alessandro Milita e Giuseppe Narducci ) dalle quali, secondo l’accusa, sarebbe emerso che il parlamentare del Pdl avrebbe contribuito a rafforzare l’organizzazione dei “casalesi” ottenendo in cambio il sostegno elettorale.
  Le accuse si fondano, in particolare, sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Nel capo di imputazione è scritto, tra l’altro, che l’esponente politico avrebbe “garantito la continuità tra imprenditoria mafiosa e amministrazioni pubbliche”.
Tra le contestazioni specifiche mosse al sottosegretario (che avrebbe ricevuto l’appoggio delle famiglie Bidognetti e Schiavone fin dall’inizio degli anni Novanta), vi sono le presunte pressioni per far ottenere certificazioni antimafia e di aver esercitato un controllo sulla società Eco4, che opera nel settore dei rifiuti e che è considerata legata ai “casalesi”.
  Nell’ordinanza il Gip parla di un presunto rapporto di “protezione e confidenza” con il boss Francesco Bidognetti, che avrebbe individuato, secondo i pentiti di camorra, in Cosentino “il candidato da sostenere”.
La richiesta di arresto avanzata nei confronti del segretario determinò, di fatto, il ritiro della sua candidatura, per il Popolo della Libertà, alla presidenza della Regione Campania.
Le accuse mosse dai magistrati della Dda sono state respinte con fermezza da Cosentino che parlò, tra l’altro, di “attacco [...]

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