LA CONDANNA DI SADDAM

Si è concluso il primo dei processi che vedono Saddam alla sbarra nel proprio paese: il reato si riferisce all’ esecuzione di oltre cento “avversari religiosi” compiuta dal dittatore irakeno alla fine degli anni ’80; il verdetto della Corte, composta da irakeni di varie etnie e religioni, è stato di condanna a morte mediante impiccagione.
Ovviamente la difesa di Saddam ha già fatto ricorso in appello e quindi l’esecuzione della sentenza è sospesa; mentre prendono corpo le polemiche in tutto il mondo, in Iraq si apre il secondo processo al dittatore deposto, quello relativo alla strage di curdi, mediante massificazione, eseguita nel marzo 1988.
Ma torniamo al processo appena concluso ed alle polemiche che ha suscitato in tutto il mondo: se si esclude Bush, che ha giudicato la sentenza “un passo importante per la democrazia irachena”, da tutte le parti – o quasi – si sono levati cori di protesta per la pena di morte inflitta dal tribunale di Bagdad.
Anche in Italia – poiché non vogliamo restare indietro a niente – sia il Ministro degli Esteri che lo stesso Premier, si sono schierati contro la pena di morte a Saddam; altrettanto hanno fatto in tutte le cancellerie europee ed anche Tony Blair, il fedele alleato di Bush, ha preso le distanze ed ha ammesso che “neppure Saddam merita la pena di morte”.
Fin qui tutto bene, tutto secondo copione: tutto il mondo assiste sghignazzando al sempre maggiore impantanamento di Bush e compagnia bella, fregandosene di tutte le conseguenze; peccato che proprio negli stessi giorni, nel vicino Iran, il Tribunale di Teheran ha giudicato una giovane donna colpevole di adulterio e l’ha condannata a morte, condanna che sta per diventare subito esecutiva: di questo fatto non mi è sembrato di aver sentito levarsi alcuna voce autorevole a difesa della giovane donna; come mai il nostre prode Prodi e il nostro astuto “baffino D’Alema” non hanno mosso ciglio per questa esecuzione.
Ma dirò di più: in questi giorni – anche se noi non lo sappiamo – avranno luogo in Cina almeno tre esecuzioni capitali, stando al totale di condanne a morte che supera di parecchio le mille unità annuali.
Ebbene, anche di questo nessuno ne parla, nessuno prende posizione, salvo le associazioni per la tutela dei diritti umani che portano avanti il loro discorso nel totale disinteresse dei tanti Capi di Stato impegnati ad ossequiare le autorità cinesi anziché a chiedere loro conto delle esecuzioni capitali.
I processi dei vincitori ai dittatori vinti sono sempre aberranti perché [...]

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