LA DANZA DEL MARE seconda parte (sezione A anno scolastico 1998/99)

                               L'INCONTRO CON LA SIRENAAveva stabilito lì la sua dimora perché spesso, durante i suoi sogni di bambina infelice, spesso gli appariva quel luogo e lei ne aveva fatto una meta da raggiungere.
Conosceva così bene i particolari che non le era stato difficile, durante un viaggio con la sua maestra di ballo, riconoscerlo.Aveva danzato sempre con l'unico scopo di tornarci e di rimanere lì dove tutto parlava di pace.Era rimasta colpita dal colore di quel mare che nascondeva sotto l'apparente blu della superficie dei toni di verde che qualunque pittore non sarebbe mai riuscito a realizzare sulla tela.
Per molto tempo era rimasta a contemplare le scie delle barche che si aprivano offrendole la visione spettacolare dei tesori nascosti  e che solo occhi assetati riuscivano a cogliere.
Era un mare pulito che alla sera si ricopriva, assorbendoli, dei trascendenti toni del rosso che sfumavano sulle onde e le trasformavano in desideri: quelli più profondi, quelli che aveva sempre nascosto anche a se stessa.
Era rimasta seduta su quella sabbia dorata e fine, in cui affondava i suoi piedi, a raccogliere ogni particolare della visione che le si apriva davanti.
Nell'angolo che si accostava alla riva, una famiglia di scogli ospitava l'immagine flessuosa di una sirena.
Immagine invitante e calda che riavvolgeva la lunga coda come un caldo abbraccio e offriva i seni al sole del tramonto con il calore di una giovane madre, quella madre che troppo presto l'aveva lasciata andare alla vita togliendole il sicuro sostegno.
La statua messa lì da chissà chi e chissà quando sembrava custodire e difendere quel luogo da ogni pericolo.
Ad ogni ritorno di onda la sirena si riempiva di spuma che le riscendeva  addosso aggiungendo brillantezza alla sua azzurrità.
Fu sorpresa quando negli occhi di lei colse l'invito di raggiungerla, ma lentamente percorse il silenzioso e umido cammino che le separava.
La sottile tunica azzurra si immergeva teneramente nell'azzurro liquido che le circondava la vita e non le impediva il procedere sicuro.
Con le dita sfiorava il movimento sinuoso che l'avvolgeva come a voler trasmettere timide carezze a quella compagna di viaggio così simile a lei, così calda ma così sfuggente, così tenera ma così ardita.         E si fermò a due passi dalla sirena, alzò il palmo della mano e accarezzò le guance perlacee , affondò i polpastrelli sui solchi del sorriso, sfiorò le sua labbra che si schiudevano nelle insonorità verbali.-         [...]

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