LA MORTE DI GALLINARI

  Nei giorni scorsi è morto uno dei pochi rimasti delle BR, quel Prospero Gallinari, carceriere di Aldo Moro e che non ha mai voluto svelare i misteri dell’assassinio del Presidente della DC , a costo di farsi diversi anni di galera in più.
Alcuni capi storici delle BR, tra cui Renato Curcio, Barbara Balzarani e Raffaele Fiore, hanno preso parte ai funerali del compagno, per i quali avevano sperato in “funerali togliattiani”, come quelli del leader del PC nel 1964; peccato che alle esequie di Gallinari hanno partecipato solo un migliaio di persone, quasi tutti anziani, senza che si intravedesse tra loro un giovane.
È appunto per i giovani che scrivo queste righe che vogliono riflettere le sensazioni sugli eventi accaduti negli anni ’60-70; l’atmosfera della rivolta dei cosiddetti anni di piombo, viene ben descritta in un film che ho visto al Festival di Venezia, “Qualcosa nell’aria”, del francese Assayas, che racconta il ’68 – o meglio quello che successe dopo – ai ragazzi che nel 1971 avevano 17 anni e cominciavano a sognare una vita diversa e soprattutto quello che si anelava più di ogni altra cosa: la libertà.
Le Brigate Rosse, organizzazione dichiaratamente terroristica di estrema sinistra, è stata fondata nel 1970 da Alberto Franceschini, Renato Curcio e Margherita Cagol; secondo i fondatori e i successivi dirigenti, le B.R.
“dovevano indicare il cammino per il raggiungimento del potere, l’instaurazione della dittatura del proletariato e la costruzione del comunismo anche in Italia”; i brigatisti ritenevano non conclusa la fase della “resistenza” all’occupazione nazi-fascista, alla quale si era sostituita una più subdola ”occupazione” economico – imperialista del SIM (Stato Imperialista delle Multinazionali), a cui bisognava rispondere con un processo di lotta armata che potesse scardinare i rapporti di oppressione dello Stato e fornire le azioni necessarie allo sviluppo di un processo insurrezionalista; per questo motivo le B.R.
hanno sempre rifiutato l’etichetta di terroristi, attribuendosi invece quella di “guerriglieri”.
Uno dei primi è Prospero Gallinari, il quale nasce a Reggio Emilia nel 1951, da una famiglia contadina, aderisce giovanissimo alla Federazione Giovanile Comunista Italiana dove milita fino agli anni ’70, per poi entrare a far parte delle B.R.
dove scalerà tutte le posizioni fino al vertice dell’organizzazione.
Nel sequestro Moro il “guerrigliero” emiliano assume una veste importante, partecipando agli interrogatori ed alle trascrizioni [...]

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